Non ci resta che il crimine, un viaggio nell’Italia degli anni 80

Nei cinema dal 10 gennaio, la nuova commedia di Massimiliano Bruno ambientata nella malavita romana degli anni ‘80

“Il film è un omaggio a Non ci resta che piangere, il cult del 1984 con Roberto Benigni e Massimo Troisi”. A dirlo è Massimiliano Bruno, il regista di Non ci resta che il crimine, in sala il 10 gennaio, distribuito da 01 Distribution. ” Insieme a Andrea Bassi e  Nicola Guaglianone, ho voluto fare un film che è un po’ come Ritorno al futuro che incontra Romanzo criminale.  Ci sono elementi di fantascienza e del genere poliziesco. Un viaggio nel tempo reso possibile attraverso una commistione di questi generi”.

Siamo a Roma nel 2018 e tre amici di lungo corso, con scarsi mezzi ma un indomabile talento creativo, decidono di organizzare un “Tour Criminale” di Roma alla scoperta dei luoghi simbolo della Banda della Magliana. L’idea, ne sono convinti, sarà una miniera di soldi.  Se non fosse che, per un imprevedibile scherzo del destino, vengono catapultati negli anni ’80 nei giorni dei gloriosi Mondiali di Spagna e si ritrovano faccia a faccia con alcuni membri della Banda che all’epoca gestiva le scommesse clandestine sul calcio. Per non parlare dell’incontro con una vulcanica e dirompente ballerina che rischia di scombinare ancora di più le carte.

Gli autori hanno studiato ogni singolo fotogramma, per portare alla luce tutti i riferimenti alla cultura pop a cavallo tra gli anni 70 e gli anni 80 tra pantaloni a zampa d’elefante, Ray-Ban specchiati, giubbotti di pelle, moto Honda 350 Four, auto Alfa Gt e stivaletti alla Beatles.“Ci siamo così ispirati allo stile tracciato dai cult di vari generi, ricchi di zoom, split screen e inquadrature deformanti dal basso”, spiega l’attore-sceneggiatore-regista di successi al botteghino come Nessuno mi può giudicare,  Gli ultimi saranno gli ultimi e Beata ignoranza. “Abbiamo ricostruito un certo tipo di fotografia cupa che richiama gli anni ’80, sia da un punto di vista cinematografico sia per quanto riguarda la pesantezza di quegli anni di piombo.”

Passando ai protagonisti, Edoardo Leo veste per la prima volta i panni del cattivo impietoso:”Per costruire il personaggio di Enrico De Pedis, (detto Renatino, ndr),  ho accantonato tutto quello che è stato scritto e girato e ho cercato di esasperare ciò che c’era già nella sceneggiatura. Ho puntato sulla gelosia del personaggio, elemento che poteva allo stesso tempo svelarne fragilità e pericolosità”.

A proposito dl personaggio di Renatino, il boss della banda della Magliana ucciso a soli 36 anni da un commando di sette persone, Massimiliano Bruno aggiunge: “Nel nostro film il cattivo rimane cattivo, il pubblico sta dalla parte dei buoni che sono tre uomini piuttosto farlocchi . La società civile fa molto peggio del cinema e il cinema può solo fare bene, come ha fatto il bel film su Stefano Cucchi, Sulla mia pelle, creando un imbarazzo nelle istituzioni al fine di farle agire nel modo giusto. Nel nostro film non c’è niente di criticabile da questo punto di vista, anche perché non è che Don Matteo in Italia abbia creato una generazione di sacerdoti in Italia”.

Accanto a Leo, vediamo Marco Giallini, già protagonista in Romanzo Criminale, perfettamente a suo agio nei panni del cialtrone del gruppo, Alessandro Gassmann, nel ruolo dell’ingenuo,  Gianmarco Tognazzi che interpreta in maniera credibile il ruolo del pusillanime che impara al momento giusto a tirare fuori il carattere.Infine Ilenia Patorelli, la donna del boss e vestita di lingerie per quasi tutta la durata del film: “Non sono mai stata così nuda sul set“, afferma.

Seppure con qualche sbavatura nella trama, da segnalare il tormentone del 2001 Sole cuore e amore di Valeria Rossi, brano che si ripeterà più volte nei punti cardine della sceneggiatura, Non ci resta che il crimine è un film piacevole con delle trovate interessanti che però restano fagocitate da un generale appiattimento stilistico e tematico che ha penalizzato molto cinema italiano degli ultimi anni.

Le più riuscite rimangono le scene d’azione, come quella in cui Leo, Gassman, Giallini e Tognazzi si travestono dai rockettari Kiss per mettere a segno una rapina in una banca, dove si distingue la figura del direttore di banca, Giancarlo Porcari, noto per i suoi ruoli a teatro.

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.