Se Cecchinato è la sorpresa dell’ultimo Roland Garros, Lea Pericoli rimane un’icona del tennis italiano

Intervista a Lea Pericoli, il volto più bello e vincente del tennis femminile italiano sui campi di tutto il mondo

E’ stata la donna immagine del tennis italiano Lea Pericoli, 83 anni, classe indiscussa dentro e fuori dal campo. Campionessa d’Italia dal 1958 al 1975, con 264 presenze in nazionale e 30 Federation Cup che in doppio con Silvana Lazzarino ha disputato 5 finali al Foro Italico. Aveva 9 anni quando fu folgorata da questo sport. «E’ un gioco bellissimo in cui si uniscono la forza, la tecnica l’intelligenza e il coraggio». Combattiva e dalla grinta unica, si è aggiudicata 27 titoli italiani fra singolare, doppio e doppio misto, stabilendo un record imbattibile. “La Divina” come la chiamarono il giornalista Mario Bellani e il tennista Fausto Gardini, ha anticipando i tempi anche nella moda. Tra smorzate, dritti e pallonetti il suo fascino in campo spuntava anche dal gonnellino: le sue tenute azzardate, come le celebri culotte di pizzo disegnate per lei dallo stilista inglese Ted Tinling oggi si trovano nel Victoria Albert Museum di Londra.

Una vita di sport e di tante avventure. Tennista poi giornalista e conduttrice televisiva. Cosa le ha insegnato il tennis?

Ho vissuto una bellissima storia. Il tennis è stato molto importante nella mia vita. Mi ha insegnato a stringere i denti e a perdere. A vincere sono capaci tutti ma perdere è molto più doloroso. Lo sport è una grande verità e ha questa bellezza: ti fa salire sul podio più alto e piangere quando vieni battuto.

 

 

Wimbledon, Roland Garros e poi Foro Italico, quale è il torneo più ambito da giocare?

Ognuno ha indubbiamente una sua caratteristica. Però il torneo più affascinante in assoluto, quello che ogni campione vorrebbe vincere è Wimbledon. E’ il più grande palcoscenico che esista.

Ha dichiarato: «Gli Internazionali fanno parte della mia vita perché io sono venuta qui non so quanti anni fa. Il mio cuore è rimasto e sarà sempre qui».

Gli Internazionali hanno una loro magia particolare, molto italiana. E’ una fantastica festa. E’ un torneo conosciuto e pubblicizzato in tutto il mondo. Ha un respiro internazionale ed è diventato molto più importante di quanto lo era qualche anno fa.

Gli internazionali di Roma hanno una grandiosa storia a partire dall’odore della “terra rossa” che lo caratterizza e definisce rispetto agli altri tornei.

La superficie sulla quale si gioca ha un valore importante e possiede un fascino tutto suo, molto particolare. Ma è soprattutto il Foro Italico ad essere è un luogo meraviglioso. Poi io sono italiana, e anche molto patriottica. Quindi ci tengo molto al nostro torneo che mi ha regalato emozioni uniche e tantissimi ricordi.

Lea e Boninsegna

Con Nicola Pietrangeli avete formata l’accoppiata storica del tennis italiano…

Ho avuto la fortuna di essere sempre presente mentre Nicola ha vissuto anche un brutto momento della sua carriera tennistica. Dopo aver vinto la Coppa Davis ci sono state grosse polemiche. Lui è stato lontano dagli Internazionali e non per sua volontà ma per una Federazione che gli era contro.

Nel 1975 ha vinto singolare, doppio e doppio misto, con Adriano Panatta ai campionati italiani, poi ha detto addio al tennis. Ha mai più giocato?

Si, allora avevano un valore, mentre oggi non più. Poi ho detto basta e ho appeso la racchetta al chiodo. Ho smesso al momento giusto: i grandi amori ad un certo punto vanno lasciati. Sono stata aiutata anche dalla partenza di nuove avventure. Nel 1974 è nato “Il Giornale” e Indro Montanelli mi ha chiamata a lavorare con lui. Poi è nato il telegiornale di Telemontecarlo e ho iniziato a fare le telecronache per la Rai.

Oggi è tutto cambiato. Segue il tennis?

Lo seguo sempre e accompagno le ragazze quando giocano la Fed Cup. Il nostro era un altro mondo. Non giravano i soldi, come oggi. Eravamo tutti amici, andavamo a cena fuori insieme. Oggi i campioni sono sempre con i manager e le bodyguard.

E i successi di Federer?

Federer lo considero un dio. In un mondo fatto di muscoli e allenamenti è rimasto un grande signore che gioca il tennis più bello che io abbia mai visto in campo. Incarna la perfezione, per questo lo amiamo tutti. Ed è incapace anche di invecchiare.

Cosa pensa del tennis italiano?

Le donne hanno fatto i miracoli negli ultimi anni. Abbiamo vinto prima la Fed Cup poi conquistato la finale dello US Open a New York con Flavia Vinci e Roberta Pennetta. E poi Sara Errani e Deborah Chiesa.  Più di così non si può.

Ha saputo osare con abiti stravaganti. Ricordiamo le culotte di pizzo rosa a Wimbledon, i gonnellini con le piume di struzzo, il bordo di visone e quello con decine di diamanti cuciti sopra.

Mi sono costate care. Dopo quell’apparizione a Wimbledon successe la fine del mondo e mio padre mi fece smettere di giocare dicendomi quando potrai pagarti questo lusso ricomincerai. E io ho lavorato tantissimo.

Le piacciono i capi multicolore di oggi?

No, trovo che oggi le donne siano vestite malissimo. Mi piacerebbe che qualcuno disegnasse per loro una collezione con stile. In più sono anche delle bellissime ragazze.

Che donna è oggi Lea Pericoli?

Sono un’ottimista, potessi vivere altri 100 anni sarei molto felice. Nella mia vita ci sono stati momenti facili e altri molto duri, difficili. Ma sulla terra ci sto molto bene. Sono innamorata di questo pianeta.

Quali sono i ricordi più belli che conserva nel suo cuore di quel periodo?

I mitici tornei organizzati da Ugo Tognazzi nella sua villa a Torvajanica a cui partecipava il mondo dello spettacolo. C’erano grandi appassionati di tennis. Un anno, Paolo Villaggio giocò con le culotte di pizzo travestito da Lea Pericoli. Una volta, invece, andai a fare delle interviste per Telemontecarlo durante un torneo nel Principato di Monaco, voluto dalla principessa Grace, dove un giocatore si esibiva con una celebrità. Furono invitati Frank Sinatra, Sean Connery e Roger Moore. E io ho una foto tra i due 007. C’era anche Franco Nero che però si prendeva un po’ troppo sul serio per i miei gusti (ride, ndr).

 

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero