Cibus 2018 si è concluso con numeri record

Chiude Cibus 2018: un successo. Alla 19/ma edizione del Salone internazionale dell’Alimentazione 3.100 aziende alimentari da tutte le Regioni italiane, hanno proposto nuove soluzioni per far mangiare sempre meglio i consumatori internazionali

Cosa mangeremo nel 2038? E come si caratterizzerà il packaging dei prodotti alimentari del prossimo futuro? Parte da qui la riflessione su consumi e consumatori dei prossimi anni al 19° Salone Internazionale dell’Alimentazione, che si è svolto dal 7 al 10 maggio alle Fiere di Parma. Bisognerà con molta probabilità vincere nuovi tabù per fare spazio sulle tavole a cibi nuovi e alternativi, ai novel food come meduse, alghe e insetti, che nel resto del mondo sono già consumati da più di due milioni di persone. Anche la comunicazione dovrà tenere conto di queste evoluzioni, lavorando su packaging più smart, cioè facili da usare, ricaricabili e magari parlanti. Del resto, green, tecnologia e nuovi valori sono tra i principali macro-trend del futuro, con un occhio ai target ancora da conoscere e capire come i Centennials e i più noti Millennials. Questo è quanto emerso dal convegno ‘#Cibo2038. Come compreremo, come prepareremo, come mangeremo #Retailfastforward’, organizzato all’interno del salone da Mark Up e Gdoweek nell’ultimo giorno dell’evento.

Non solo food in esposizione quindi, ma anche analisi dei comportamenti alimentari, benessere e sostenibilità, e inoltre sicurezza della filiera agroalimentare, export e trend del futuro sono stati i temi caldi trattati nella tre-giorni di Cibus. A questa edizione hanno partecipato 3.100 aziende alimentari italiane, le quali hanno presentato 1.300 nuovi prodotti da immettere sul mercato, mentre nella nuova area del Cibus Innovation Corner sono stati esposti 100 prodotti tra i più innovativi. Nel settore ‘International Gourmet Taste’ sono state ospitate alcune aziende di prodotti tipici food & beverage di alta qualità provenienti da Stati Uniti, Brasile, Russia, Medio Oriente, Giappone ed Europa. Particolarmente rappresentativa la presenza spagnola tra gli stand con 18 aziende espositrici.

“Cibus è sempre più protagonista nel panorama fieristico italiano” – ha dichiarato Gian Domenico Auricchio, Presidente di Fiere di Parma – “Oltretutto, questa edizione cade nell’Anno del Cibo, proclamato dal Governo italiano. Abbiamo registrato 100 espositori in più rispetto all’edizione dell’anno scorso, grazie all’apertura di un nuovo padiglione che li ospita, totalizzando 135.000 mq espositivi”.

Interessante – durante il convegno ‘World Food Research and Innovation Forum’, organizzato da Aster-Regione Emilia-Romagna – una presentazione delle tecniche di miglioramento genetico, frutto delle più recenti scoperte scientifiche, come il cosiddetto genome editing, una tecnica di intervento di precisione fortemente basata sulla conoscenza dei meccanismi biologici e molecolari e che garantisce quantità, qualità e sostenibilità delle coltivazioni agricole.

Per quanto riguarda il Made in Italy, un approfondimento su contraffazione e Italian Sounding è stato presentato da Luigi Scordamaglia, Presidente di Federalimentare. “Il fenomeno della contraffazione oggi costa al nostro Paese circa 90 miliardi di euro, pari al triplo del valore dell’export alimentare nazionale. Questo fenomeno preoccupa ancor di più se andrà ad inserirsi in un contesto di dazi che potrebbero essere posti in essere dagli Usa, un Paese che da solo vale 23 miliardi di euro di Italian Sounding”, ha dichiarato durante la discussione che è stata arricchita dai contributi del Comando Carabinieri per la tutela agro alimentare e dalla Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri.

A proposito di America, proprio le nuove misure che regolano le importazioni di cibo dall’Italia (FSMA-Food Safety Modernization Act) sono state analizzate nel corso del convegno “FSMA: Opportunità e sfide per l’industria alimentare”, organizzato da Tecnoalimenti. “Le aziende italiane virtuose” – ha dichiarato Armando De Nigris, Presidente del Consorzio Tradizione Italiana – “non considerano l’FSMA come una sfida ed erano già pronte a questa legislazione, quindi ben vengano le restrizioni che impongono una selezione sulla qualità”.

Di aumento della qualità si è parlato anche riguardo le abitudini alimentari sulle navi da crociera, frequentate da quasi 27 milioni di passeggeri, secondo l’analisi del CLIA (Cruise Lines International Association). Il gruppo Carnival, che annovera tra i suoi brand anche Costa e Princess, ha sottolineato che per il food & beverage il Gruppo spende ogni anno oltre 1 miliardo di dollari. Per fare qualche esempio, vengono spesi in un anno 100 milioni di dollari in bottiglie d’acqua minerali, 36 milioni in gamberi e 225 milioni di uova. Si tratta di un mercato in grande espansione che vede crescere a bordo la richiesta di Made in Italy ma non sempre le imprese italiane dell’agri-food sono attrezzate per riuscire a fornire i grandi volumi richiesti.

Tornando sulla terraferma, lo stile dei consumatori italiani sembra mutato anche a causa della crisi economica ma c’è di buono che si dirige sempre di più verso il wellness, quindi verso benessere e food safety, accompagnato dalla voglia di sperimentare nuovi gusti e sapori e dalla ricerca di gratificazioni personali. Questo è quanto emerso nel corso del convegno di IRI (Information Resourches Inc.), ‘Le Nuove Frontiere del Food’.

Il tema delle etichette alimentari è stato al centro del convegno ‘Etichette alimentari nel caos: dai campioni nazionali a regole condivise in Europa”, organizzato da Agrisole, il quotidiano digitale del settore agroalimentare del Sole 24 Ore, e tenutosi nell’area talk di Cibus Innovation Corner (promosso dal Gruppo Food). Sono state presentate le ultime novità legislative sull’asse Roma-Bruxelles (con regole nazionali che spesso hanno anticipato quelle comunitarie) e le sovrapposizioni che a volte si sono venute a creare tra misure relative all’ambito della Salute e quelle invece legate alle Politiche agricole. Bruxelles, dopo il recente regolamento sull’indicazione in etichetta dell’ingrediente principale, sta valutando l’opportunità di varare regole nuove e ha invitato i protagonisti della filiera a individuare una posizione comune.

I progressi del settore alimentare italiano dovranno essere difesi non solo tramite un’attenta e corretta etichettatura dei prodotti ma anche dal proliferare di fake news, le quali danneggiano sia i consumatori sia le aziende alimentari, come è stato sottolineato dai Giovani di Federalimentare, che hanno presentato a Cibus l’Osservatorio Alimentare, una piattaforma web per la corretta informazione sul tema. Collegandosi al sito Osservatorioalimentare.it, sarà possibile segnalare o chiedere informazioni su fake news sospette, che saranno analizzate da un team di esperti.

Inoltre, per sostenere e valorizzare il Made in Italy alimentare, la Coldiretti e alcune industrie alimentari italiane hanno dato vita a “Filiera Italia”, una nuova realtà associativa che difende i valori comuni dell’identità territoriale e il “saper fare” nazionale.

In base ai dati presentati da The European House Ambrosetti, il giro d’affari dell’industria food & beverage vale oltre 130 miliardi di euro e coinvolge più di 465.000 occupati nell’attività di 56.000 imprese, generando il più elevato valore aggiunto tra tutti i settori del manifatturiero italiano, pari al 72% delle altre 3A (arredamento, abbigliamento, automotive), la qualità elevata dei prodotti italiani li rende attrattivi in tutto il mondo, ma sarà importante attrarre capitali e talenti per competere sui mercati globali.

Autore dell'articolo: Ylenia Granitto