Hamilton, la storia della fondazione degli Stati Uniti è un capolavoro

 Hamilton è un’opera hip-hop/rap rivoluzionaria! L’intera esperienza di questo spettacolo vale molto di più delle singole parti che lo compongono. Questo lavoro ingegnoso osa portare il musical di Broadway in un territorio nuovo e inesplorato che combina la storia con il linguaggio contemporaneo,  per dare vita a qualcosa di molto coinvolgente. Il concept di Lin-Manuel Miranda […]

 Hamilton è un’opera hip-hop/rap rivoluzionaria! L’intera esperienza di questo spettacolo vale molto di più delle singole parti che lo compongono. Questo lavoro ingegnoso osa portare il musical di Broadway in un territorio nuovo e inesplorato che combina la storia con il linguaggio contemporaneo,  per dare vita a qualcosa di molto coinvolgente.

Il concept di Lin-Manuel Miranda e dei suoi creativi ci cattura e ci fa fluire con movimenti e danze spettacolari che fluiscono su una musica inquietante ed emotivamente carica. Insomma prendi  Re  Giorgio (Alex Gemignani)  e mettigli addosso i panni di  un comico e il gioco è fatto: Hamilton fa rivivere la storia della fondazione dell’America in un vernacolo provocatorio.

Un cast interrazziale (afroamericano e latino) di attori in costumi del 18° secolo per presentare e cantare la storia di Alexander Hamilton è stata una scelta coraggiosa. Ma la faccia tosta di Lin-Manuel Miranda e dei suoi produttori ha dato i suoi frutti con il tutto esaurito a Broadway e undici Tony Awards 2016 tra cui Miglior musical, Miglior colonna sonora e libro e Miglior regista.

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Lo stile hip-hop/rap delle canzoni accompagnano balli, marce, combattimenti di un ensemble che tiene il  palco per più di due ore e quarantacinque minuti di produzione.

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I protagonisti sono Miguel Cervantes nei panni del determinato agente politico Alexander Hamilton che dalle Indie occidentali è arrivato a New York ed è diventato il braccio destro di George Washington (il comandante Jonathan Kirkland). Il carismatico Joshua Henry interpreta Aaron Burr, il rivale di Hamilton. mentre Chris De Sean Lee ha brio nei panni di Thomas Jefferson, un altro rivale di Hamilton.

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Il secondo atto si affida ad una narrazione raffinata, comprese le ballate R&B e brani jazz-blues che rappresentano i punti di forza dello spettacolo: “The Room Where It Happened” diventa immediatamente un inno memorabile.  Hamilton riesce a raccontare con forza la storia di uno dei padri fondatori che più ha contribuito alla  costruzione dell’identità etnica americana, grazie ad un amalgama perfetto tra  generi musicali contemporanei e un linguaggio in rima.

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Autore dell'articolo: Monica Straniero