I due mondi di Emmanuel Carrère e Juliette Binoche

Il film dello scrittore francese, racconta il precariato attraverso una storia di amicizia
Dal 7 aprile arriva nei cinema italiani Tra due mondi (titolo originale Ouistreham), la rappresentazione cinematografia ispirata al libro inchiesta sulla crisi economica e il precariato della giornalista francese Florence Aubenas, dal titolo La scatola rossa.
L’obiettivo di Carrère – alla regia su espressa richiesta della giornalista Aubenas, a sua volta convinta dall’attrice Juliette Binoche che desiderava profondamente portare sugli schermi l’inchiesta della giornalista – è, dunque, particolarmente ambizioso: raccontare, in fondo da estraneo e privilegiato, temi crudi come il precariato, la crisi economica, il salario minimo, l’infinita burocrazia e la vita delle donne che vivono e subiscono tutto questo quotidianamente.
La protagonista del film, infatti, è Marianne (Juliette Binoche): una scrittrice affermata che, per preparare il suo prossimo libro in cui intende trattare il lavoro precario, decide di inserirsi in prima persona in quel mondo che vuole raccontare nelle sue pagine. Così, sotto mentite spoglie, si presenterà all’ufficio di collocamento e verrà assunta come donna delle pulizie, impiegata nel traghetto che giornalmente attraversa il canale della manica. Inserita in questo ambiente lavorativo dai ritmi massacranti e umilianti, Marianne ha modo di conoscere e fare amicizia con le colleghe, sempre mantenendo segreta la sua identità. Tra la compagnia di colleghe di Marianne spicca Christèle (Hélène Lambert), una madre single dalla personalità schiva e cruda, evidentemente protetta da una corazza che lei stessa ha costruito nel tempo per far fronte da sola alle difficoltà della vita. Se tra le colleghe si instaura un ottimo rapporto fatto soprattutto di fiera solidarietà, sarà proprio a Christèle che Marianne si legherà profondamente, ponendo le basi di una splendida amicizia. La vera identità di Marianne, però, potrebbe non essere al sicuro a lungo.
Il cast artistico, composto prevalentemente da attrici emergenti capitanate dalla più famosa Juliette Binoche, è ottimo, così come le rispettive interpretazioni che, a tratti, riescono a mettere in ombra persino la brillante Binoche. Anche la caratterizzazione dei personaggi, quasi tutte donne, ci fa tirare un sospiro di sollievo: prive di stereotipi, queste donne sono rappresentate in modo realistico e senza la lente dello “sguardo maschile”, che fin troppo spesso si vede ogni giorno nella trasposizione di personaggi femminili scritto e diretti da registi uomini. Non è, fortunatamente, il caso di questo Immanuel Carrère alla regia.
D’altra parte, la sceneggiatura qualche buco sembra averlo: pur mettendo in scena un coro femminile, il film sembra rimanere sempre sulla superficie e, pur cercando di fare leva sull’empatia e l’immedesimazione di chi guarda, non si riesce a conoscere queste donne ad un livello più profondo. La narrazione, che viene spolverata di spunti comici, resta nel complesso comunque piuttosto lenta.
Come abbiamo detto, gli obiettivi di Carrère alla regia erano e restano certamente nobili. È possibile, però, che non sia riuscito perfettamente nel suo intento: al di là della protagonista Marianne, viene dato pochissimo spazio agli altri personaggi in scena. Ne consegue che, più che un film d’inchiesta o addirittura di denuncia sulle condizioni di lavoro in Francia, Tra due mondi diventa inavvertitamente il film di una scrittrice certamente abile e dall’approccio radicale – e di quanto questa sia brava – perdendo però di vista i grandi temi trattati nel libro di Aubenas e che sullo schermo si intendeva riproporre. Insomma, lo spettro del classismo è in agguato.
Nel complesso, però, questo film resta valido, fosse anche solo per essere riuscito nell’impresa quasi impossibile di rappresentare delle donne assolutamente normali, eliminando gli stereotipi e le frequenti contaminazioni di invidia e gelosia femminile (spesso attribuite sul grande schermo a causa di quella “lente maschile” alla regia), dando invece spazio alla solidarietà e all’amicizia autentica tra donne. Sotto questo punto di vista, il nuovo film di Carrère, che ha aperto il Festival del Cinema Francese proprio il mese scorso, è davvero lodevole e forse persino straordinario.

Autore dell'articolo: Floriana Lovino