Perchè mangiamo gli Animali? Su Sky Nature il documentario sull’origine, dolorosa, del cibo

Tratto dal saggio dello scrittore americano Jonathan Safran Foer e prodotto anche dall'attrice Natalie Portman, vegetariana prima e poi vegana, il documentario analizza da dove viene il nostro cibo e come viene prodotto, aprendo inquietanti nterrogativi.

Natalie Portman non mangia carne dall’età di 9 anni ma fino a quando non ha letto il libro di Jonathan Safran Foer’s “Eating Animals” non ha compreso che anche mangiare uova e formaggio potesse essere nocivo per gli animali.

Il libro ha talmente colpito l’attrice americana che ha immediatamente telefonato a Foer dicendogli che voleva farne un documentario, un progetto che ha preso quasi dieci anni di gestazione e finalmente possiamo vederlo anche in Italia.

A poche settimane dalla sua nascita, il nuovo canale Sky Nature (canali 124 e 404) propone proprio “Perché mangiamo gli animali?” e “Now”, due titoli, disponibili anche on demand e in streaming sulla piattaforma NOW, in onda rispettivamente giovedì 22 luglio e domenica 25 luglio alle 21.15.

Il documentario “Perché mangiamo gli animali?”  si interroga da dove vengono le nostre uova, i latticini e la carne e attraverso i racconti di diversi agricoltori dediti a riportare il loro commercio – e il modo in cui mangiamo – alle sue radici, sarà esplorata la possibilità di allontanarci dalle pratiche degli ultimi 40 anni che hanno inquinato il nostro ambiente, messo in pericolo la nostra salute. Il documentario dipinge un futuro in cui l’agricoltura tradizionale non sarà più un lontano ricordo, ma dovrà dventare invece l’unica via da seguire. Non è un documentario che distrugge i mangiatori di carne, anche se le pugnalate arrivano al cuore, nè vi farà diventare vegani immediatamente come altri documentari che esistono su molte altre piattaforme e facilmente reperibili, ma certamente vi farà ragionare e pensare su cosa sta accadendo nel mondo, ponendo un problema enorme alla coscienza etica di  ognuno di noi.

Qui il problema che si sottolinea è come gli ultimi 40-50 anni abbiano segnato in maniera drasticamente insostenibile la nostra alimentazione. Lo sfruttamento ambientale è stato a dir poco devastante, gli allevamenti intensivi prodotti da un capitalismo d’assalto e senza logica hanno prodotto danni inquantificabili. Le grandi compagnie si sono prese il pianeta, non solo sotto il profilo alimentare, ma se ci pensiamo bene, in ogni aspetto della nostra vita. Appena ci alziamo dal letto abbiamo già in mano lo smartphone, il cui mercato globale oggi è posseduto per l’80% da 6 compagnie. E così per i cornflakes, il latte, le uova… da dove vengono? Come sono state prodotte? Con che sofferenza sotto? Questo documentario vuole semplicemente riportare il discorso all’origine, alla comunità locale, alle piccole realtà che stanno morendo grazie ai nostri comportamenti consumistici. Ad un certo punto uno dei contadini dice “Se la gente vedesse come viene prodotta la carne che mangia, non la comprerebbe più”. Ecco, andate a vedere, entrate in un macello, vedrete scene che non vorreste avere visto. Ma non possiamo girare gli occhi dall’altra parte contro la più grande strage che si opera ogni giorno davanti ai nostri occhi.

Dopo aver visto il primo documentario sintonizzatevi anche per vedere “Now”, il film sulla spinta dei giovani attivisti, la loro paura del cambiamento climatico e la conseguente volontà di trovare nuovi e modi alternativi per vivere in un futuro sostenibile. Da Greta Thunberg, vegana, alla Ribellione dell’Estinzione. Per i giovani attivisti la ribellione è sia un mezzo sia un fine nella lotta per il clima del futuro. Scioperi scolastici, manifestazioni e disobbedienza civile. La nuova ondata di giovani attivisti guidati da Greta Thunberg, scendono in piazza in tutto il mondo. Usano tutto quello che possono per risvegliare i politici e il resto della popolazione al cambiamento climatico che condizionerà il loro futuro. Tra gli intervistati anche Patty Smith e Wim Wenders.

Concludo con una nota personale. Sono diventata vegana nel 2011, non sono morta, non ho carenze proteiche, non mi sono più ammalata e le mie analisi sono pressochè perfette. Si tratta di essere empatici con chi soffre, gli animali, e liberarsi, una volta per tutte, dell’idea che per vivere abbiamo bisogno di mangiare proteine che non ci appartengono per ragioni evolutive, fisiologiche e digestive. Si tratta di essere empatici.

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994 e vegana dal 2011. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.