Il proto-femminismo di Colette arriva al cinema

Il nuovo film di Wash Westmoreland torna indietro nel tempo alla Belle Époque parigina per raccontare la tormentata unione tra la scrittrice Colette e il suo impresario letterario Henry Gauthier-Villars, detto Willy

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2018, Colette arriva in sala dal 6 dicembre 2018. Diretto da Wash Westmoreland, regista del ‘corretto’ Still Alice (firmato insieme al marito Richard Glatzer, scomparso tre anni fa),  il film racconta la prima parte della vita di Colette, una delle figure femminili più rivoluzionarie della Belle Epoque , una personalità di indiscutibile carisma e spregiudicatezza.

Sidonie-Gabrielle Colette, nata e cresciuta in un piccolo centro della campagna francese,  arriva nella Parigi di fine Ottocento dopo aver sposato Willy, interpretato da uno straordinario Dominic West, un ambizioso impresario letterario. Affascinata dalla vivacità intellettuale dei salotti della capitale e spinta a scrivere dal marito, Colette riprende i suoi scritti di scuola e dà alla luce una serie di libri pubblicati con il nome di Willy. I romanzi diventano ben presto un fenomeno letterario e la loro protagonista – Claudine – un’icona della cultura pop parigina, oltre che un simbolo di libertà femminile. Mentre cresce insieme alla sua Claudine, diventando sempre più consapevole di se stessa, Colette decide di porre fine al suo matrimonio e inizia una battaglia per rivendicare la proprietà delle sue opere e guadagnare la sospirata emancipazione sociale.

Il film non si propone di raccontare tutta la vita di Colette, piuttosto la sua vita da giovane, il matrimonio con Willy, il rapporto tossico tra i due, che porterà la scrittrice ad una ribellione interiore e alla ricerca di un suo spazio nel mondo. Il marito, impresario letterario, avendo intuito il potenziale della giovane moglie le impedì dapprima di firmare personalmente le proprie opere, che vennero pubblicate con il nome di Willy, poi fece della protagonista dei suoi “scabrosi” romanzi, Claudine, un vero e proprio brand: profumi, saponi, accessori, Claudine era ovunque come un prodotto di massa e per la massa. In questa unione convivevano amore, odio, perversione, spregiudicatezza, tenerezza. Willy era sì avido, ma anche un mentore; i due erano come una celebrity couple dei nostri tempi: mondani e salottieri, astuti e capaci interpreti del potenziale economico dei consumi di massa.

Westmoreland  non ha avuto dubbi sull’attrice a cui affidare il ruolo principale: Keira Knightley. Per  il regista la Knightley è una incredibile combinazione di intelligenza e arguzia, possiede una innata capacità di comprendere come interpretare personaggi d’epoca. Racchiudeva tutte le qualità di cui Colette aveva bisogno. Vedendo il film si è di fronte ad una interprete perfetta per il ruolo, in odore di Oscar.

Questo film nasce dalla passione e dalla motivazione personale del regista, scandaglia in ogni modo la dimensione pubblica e privata di una coppia. Nasce anche da un vero e proprio culto per Colette, perchè non si arrendeva mai, continuava sempre per la sua strada, trovando la forza di scoprire la sua voce artistica, e rimanervi.

La temeraria Colette non ebbe paura a mostrarsi in pubblico con la sua amante transgender, Mathilde de Morny, la Marchesa di Belbeuf (detta “Missy”), che si vestiva da uomo e come tale si indentificava. La loro relazione per i tempi fu ritenuta scandalosa e inappropriata, proprio per questo Colette ha rappresentato l’icona della donna che sceglie di rifiutare il ruolo borghese assegnatole, che contrasta il predominio della cultura patriarcale con coraggio e consapevolezza. Per questo la pellicola, anche se in costume, sembra rappresentare tante donne di oggi che cercano di farcela con i propri mezzi e il proprio talento, coloro che hanno trovato nel movimento #metoo una spinta per cambiare la propria esistenza, denunciando violenze, soprusi e ogni forma di molestia. Per la prima volta nella storia la donna può permettersi di esercitare un potere su un mondo maschile e maschilista; Colette, quindi, ha rappresentato con la sua vita esemplare un modello per tutte le donne che faticosamente nell’ultimo secolo si sono conquistate il loro posto nel mondo. Ed è buffo pensare che non si definiva femminista, anzi era contraria al movimento delle suffragette, rappresenta ancora per molte donne una icona pop da imitare e i suoi romanzi restano tra le letture preferite delle giovani d’oltralpe, di certo dopo aver visto il film molti torneranno a leggere non solo Colette, ma il suo mondo e lo spirito di un’epoca che è solo l’inizio di una storia e di un movimento rivoluzionario.

Autore dell'articolo: Laura Palumbo