Selfie? No grazie altrimenti mi opero

Negli Usa il 55% dei chirurghi plastici ha ricevuto una richiesta di intervento per migliorare il proprio selfie.

I selfie aumentano il ricorso alla chirurgia. Può sembrare una battuta eppure pare sia così, quantomeno stando ad uno studio pubblicato su Jama Facial Plastic Surgery e condotto da un gruppo di ricerca guidato dalla Rutgers New Jersey Medical School. Lo studio evidenzia come, dall’avvento del selfie, sia aumentata la richiesta di interventi chirurgici per correggere difetti facciali, primi tra tutti quelli determinati dal naso.

Il collegamento agli smart phone è presto fatto: le foto ravvicinate determinano un ingrandimento del viso ed, in particolare della protuberanza più marcata, che fa risaltare le imperfezioni.

E la relazione tra selfie e interventi chirurgici mostra numeri incredibili, considerando che, secondo i dati esposti su Jama, nel 2014 ogni giorno dell’anno sono stati scattati in media 93 miliardi di selfie! In media, la distanza dalla quale cui vengono realizzate queste foto fai da te è di circa 30 centimetri. I ricercatori hanno analizzato se e in che modo queste foto così ravvicinate possano determinare un ingrandimento del naso scoprendo, attraverso laboriosi calcoli, che nelle foto fatte a 30 centimetri di distanza, la base del naso risulta più larga del 30% e la punta del 7%, rispetto alle proporzioni rilevate nella foto realizzate a distanza di un metro e mezzo.

Ecco allora come diventi probabile la relazione che dimostra come la rinoplastica sia diventata una tra gli interventi più richiesti al mondo, per la felicità dei chirurghi plastici, specializzazione medica anch’essa che sta aumentando a dismisura le proprie unità.

La notizia potrebbe far sorridere alcuni e preoccupare altri. Mettiamola così: se vi vedete imperfetti, ma non ne fate un dramma, sapete che non è del tutto colpa del vostro aspetto; però occhio a come vi fate le foto, perché altrimenti un fotoritocco potrebbe non bastare, quantomeno per l’autostima.

Autore dell'articolo: Marco Michelli