Federica Angeli: “Vi spiego perché ho scelto da che parte stare”

Federica Angeli, un marito e tre bambini, da tanti anni vive sotto scorta per aver denunciato la mafia dei clan di Ostia

“Io non sono nulla, sono solo una piccolissima penna tra tante che ci sono, però il fatto di rompere questo muro di omertà è una cosa bellissima” (Federica Angeli, 2018)

Federica Angeli, giornalista, dal 2013 vive sotto scorta per le sue inchieste che hanno fatto luce sulle infiltrazioni mafiose sul litorale romano. Qui di seguito una stralcio dell’intervista rilasciata a Radio Impegno, un’emittente radiofonica notturna che si occupa di protagonismo civico, legalità, ma anche di temi più vicini ai giovani.

Tu dici che la paura ed il coraggio sono due facce della stessa medaglia. Le inchieste che fai sono tutte atti di coraggio

“Più che atti di coraggio parlerei di coerenza con quello che ho scelto di essere già dai tempi del liceo, la voglia di vivere nella normalità della legalità”.

Tu sei un personaggio pubblico, la gente ti conosce sotto un certo profilo; leggendo il libro #amanodisarmata vieni fuori con tutta te stessa, un’anima che si mette a nudo e si disvela. Come mai hai scelto di scrivere in questo modo? Strategia o scelta letteraria, cosa vuole essere?

“Perché questo stile di scrittura? Per diversi motivi: io sono una cronista oramai da anni e quello che devo rappresentare al mio lettore devo farlo tenendo sempre un passo indietro rispetto alle mie emozioni; la scelta invece di mostrare le mie emozioni provate in questi 1700 giorni e cioè la paura, la rabbia, i bei momenti, la disperazione, la felicità nel sentire il suono degli elicotteri quando finalmente vengono ad arrestare tutti quelli che facevano parte di quella che io da tempo chiamavo MAFIA pur essendo derisa dalla maggior parte delle persone e dalla magistratura “perché la mafia a Roma non esiste”, mi sembrava un modo per far vedere la mia normalità. Quando una persona va in televisione o ha tanti followers sui social si tende a metterla su un piedistallo e a dire “vai Fede, pensaci tu!” come succede pure per Saviano (Roberto ndr).Rimanendo invece con i piedi per terra, mostrando questo lato umano, si riesce a far comprendere ad una persona che in fondo anche quelli che oggi consideriamo eroi, Falcone, Borsellino, gente che ha perso la vita per perseguire gli ideali in cui credeva, erano persone normali, con problemi comuni, con affetti famigliari… attraverso le mie parole ho voluto mostrare questo mio lato che è poi quello concreto, reale, quello di una mamma con tre bambini che ha tanto entusiasmo e tanta voglia di lottare.

Ci tengo veramente molto a questa battaglia, malgrado ce la mettano tutta per farti passare questo entusiasmo, questo è evidente in quel gioco, in quella partita a scacchi che si svolge contro le mafie ma è evidente anche  parlando di politica, della lentezza della giustizia, di come va avanti “il sistema”. Quando è che vince il sistema? Quando subentra quel senso di rassegnazione che ti porta a dire “vabbè, lasciamo correre, tanto non cambiano le cose…” ecco, lì il sistema ha veramente vinto. Quindi il messaggio finale è “se ci sono riuscita io ci possono riuscire tutti”.

Quindi questo tuo uscir fuori è per far identificare il lettore in te, diventando così un “noi” sul tuo modello…

Questo modello si fonda sulle idee raccolte da chi è morto, come dicevo prima, per la democrazia, per i suoi ideali. Io credo che NOI saremo sempre di più. All’inizio però ho vissuto un periodo di enorme solitudine: nessuno mi credeva, il fatto di essere DONNA probabilmente ha avuto un enorme peso. Dicevano “e si è messa paura”, “ e vabbè è stata sequestrata in una stanza…”, “ si gli ha detto ‘te sparo in testa’ ma so cose che se dicono…”.C’è stata una sottovalutazione che ha giovato ai clan: si,  vedevano che io scrivevo ma alla fine non li prendevano, la magistratura non faceva nulla, la politica non ne parlava, c’era questa giornalista che scriveva ogni tanto ma insomma si poteva anche lasciar fare. Però loro sapevano pure che io sapevo fino a che punto erano arrivati a corrodere il tessuto cittadino del litorale: Armando Spada, mentre mi teneva sequestrata, battendosi con le dita della mano destra il palmo dell’altra mano mi disse “stanno tutti qui, polizia, carabinieri, politici, giornalisti… tutti qui, nel palmo della mano mia” e me lo disse con una tale sicumera che mi fece capire ancor meglio quanto il silenzio dei cittadini, della stampa, della politica, quanto questa complicità li abbia fatti sentire forti. E fu allora che cominciai a pianificare una strategia non solo giornalistica ma di condivisione, perché capii che se io, attraverso la mia penna, pubblico e dico ai miei elettori , ad esempio,“Guardate che la tabaccheria di via tor tre teste n. 215 è di Spada, fate 50 mt che ne trovate un’altra che non è di questo mafioso” tu smuovi in qualche modo le coscienze e fai sentire protagonista il cittadino che potrà scegliere da che parte stare anche in una piccola azione. Ecco questo ho cercato di fare. E da quella solitudine iniziale, dove la gente ad Ostia cambiava strada quando mi incrociava oppure arricciava il naso se doveva parlarmi per forza per vendermi che so’ la frutta -e lì capisci che il diavolo sei tu perché tuttosommato si stava bene “prima”  piano piano, con fatica, le cose hanno cominciato a cambiare e si è creato questo NOI. E sono contenta, so che anche se mancassi io il percorso è oramai tracciato e che qualcuno (spero tanti) continueranno a camminare seguendo questo modello”.

E NOI continueremo a seguire Federica perché, tuttosommato la mafia va combattuta sempre e dovunque senza se o ma.

 

Autore dell'articolo: Maura Mancini