Jacobs e Tamberi, gemelli diversi (e d’oro) dello sport italiano

Caratteri opposti, parabole diverse, eppure espressione unica del successo “made in Italy”

Ti ricordi il 1 di agosto del 2021? E’ una domanda che, senza dubbio, ci faremo nei prossimi anni, memori di questa Olimpiade di Tokyo. E’, e sarà, ricordato come il giorno del doppio oro azzurro dell’atletica, targato Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi che, tra le 21:42 e le 21:53 giapponesi, consegnano alla nazione l’uomo più veloce e quello che salta più in alto del mondo.

Scrivere qualcosa sull’impresa olimpica siglata dal duo Jacobs – Tamberi nel New National Stadium di Tokyo non è facile: l’intera stampa mondiale ha dedicato ai due alfieri azzurri fiumi di parole per far conoscere le loro imprese.

Proviamo a raccontarvi allora i “gemelli diversi” di queste medaglie auree e le due anime di questi ragazzi che, caratterialmente, sono distanti anni luce, eppure così vicini perché rappresentano due più mirabolanti espressioni del “nostro” italico modo di intendere la vita e di tirare fuori il massimo, specie nei momenti di difficoltà. E, ovviamente, di compiere imprese straordinarie in modo inusuale, ossia realizzando in meno di 15 minuti un doppio colpo da leggenda l’uno accanto all’altro.

jacobs screen eurosport

Diversi in tutto

Ogni cosa è diversa tra loro: Gimbo è nato il primo di giugno ed è del segno dei gemelli, Marcell è di fine settembre, sotto il segno della bilancia. Distanti eppure vicini, perché entrambi i loro segni zodiacali sono segni di aria e denotano caratteristiche comuni: infatti, nello zodiaco proprio “l’aria” viene vista come elemento leggero (ossia che tende a salire verso l’alto, guarda un po’!) e caratterizzato dalla naturale rapidità, vale a dire proprio due delle espressioni dinamiche dei nostri campioni.

Distante anche il loro avvicinamento olimpico: il marchigiano sono 5 anni che insegue un sogno, ossia da quando nel 2016 – pochi giorni prima delle olimpiadi di Rio, dove era tra i favoriti per il titolo – si infortunava alla caviglia destra dicendo addio ai sogni; per contro, l’italiano nato in Texas fino a due anni fa era praticamente sconosciuto e solamente da un anno è diventato un nome del panorama internazionale, facendo prima il primato dei 60 metri e poi diventando il secondo italiano a scendere sotto i 10 secondi e soffiando a Tortu il record italiano dei 100 (e la visibilità).

Entrambi, come dicono loro “ne hanno prese tante” nella vita ma, anche qui, in modo differente: se Jacobs ha dovuto lavorare sulle ferite della sua infanzia, dove ha pesato l’abbondono del papà (ritrovato solamente un anno or sono) quando aveva due anni, per Tamberi la sofferenza nasce dagli infortuni in serie alle caviglie, che ne hanno minato le certezze rischiando di affossarlo in un calvario senza fine.

Mezzabarba e la tigre

Lontana anche la storia sportiva con Tamberi che inizia nel basket, tutt’ora sua grande passione mentre Jacobs invece da junior faceva salto in lungo, dove è stato campione italiano indoor. Per non parlare dell’abisso che separa il loro linguaggio del corpo: uno, Marcell, porta tatuati sulla pelle i segni della propria storia, con una tigre che giganteggia sulla schiena e ne ricorda lo spirito; l’altro, Gianmarco ha fatto del suo modo di essere istrionico e della sua mezza barba (halfshave) “indossata” durante ogni gara il segno distintivo.

Icone social lontane tra loro

Diversi anche nei social: @gianmarcotamberi su IG si firma, ovviamente “halfshave” mentre Jacobs è, almeno finora, “@crazylongjumper”, a ricordo proprio della sua nascita sportiva come saltatore in lungo. Jacobs prima della finale ha scritto solo due parole: “Darò l’anima”; Tamberi ha postato un pensiero ben più articolato “Finale olimpica!!! Un sogno che rincorro da anni e che con voi al fianco si sta trasformando in realtà. Non sto più nella pelle…. Show time. Today is my day”.

tamberi su IG

Il momento di gareggiare e quello del trionfo

Poi cominciano le finali, che evidenziano i loro lontanissimi tratti di personalità: per Gimbo, tra i favoriti, ogni salto è un modo di fare palcoscenico, festeggia come un pazzo ad ogni misura superata, invoca il pubblico, si carica di ogni emozione; l’altro, la tigre, outsider della finale olimpica, è freddo persino quando allo start resta sui blocchi (dove si posiziona sempre per ultimo), mentre gli altri scattano come molle alla falsa partenza dell’inglese Hughes.

E che ne dite di come vivono il momento della vittoria? Gimbo, dopo aver parlato con il qatariota Barshim per dividersi la medaglia d’oro, non lo ferma più nessuno: si getta di peso in braccio all’amico – avversario, si butta per terra, rotola su se stesso, urla, gira ovunque portandosi il gesso con cui è stato bloccato alla caviglia cinque anni fa e abbraccia tutto e tutti. Marcel è pacato, quasi distaccato, se non fosse proprio che lo stesso Tamberi lo placca a pochi metri dalla vittoria in un lungo, commovente abbraccio che diventerà la foto simbolo della doppia impresa di questi gemelli diversi.

abbraccio tamberi e jacobs

“E’ tutto vero?”

Stesso format nel dopo gara: Jacobs dichiara “Ma ho vinto davvero?” tanto che saranno gli sconfitti a posizionarlo nel centro della foto del podio mentre lui sorridendo si giustifica “Scusate ragazzi a questi palcoscenici non sono ancora abituato”. Tamberi per contro dirà “Lo sapevo fin dalla mattina che sarebbe stata la mia giornata. L’ho scritto anche sui social. Non poteva che essere così dopo anni di sacrifici”.

Peraltro, il giorno dopo le gare entrambi non sono esenti da giudizi critici, seppur ben dissimili tra loro: se Tamberi viene criticato (in particolare dall’ex campionessa russa di salto con l’asta Yelena Isinbayeva) per il suo accontentarsi e per fatto che, nel parimerito, gli atleti abbiano potuto decidere di vincere ex equo invece di continuare a gareggiare, per Jacobs il “Washington Post” ipotizza velatamente il ricorso al doping, non riuscendo a capacitarsi di come “un ragazzo pressoché sconosciuto a livello mondiale, possa essere diventato il più veloce al mondo”, compiendo nel solo ultimo mese una progressione nei tempi di ben 18 centesimi di secondo.

Sposi diversi

Anche in amore i nostri eroi sono distanti anni luce: Jacobs ha già tre figli, mentre Gimbo nemmeno uno. Lontanissimi anche i modi di convolare al matrimonio: Gimbo ha chiesto alla sua fidanzata Chiara di sposarlo il giorno prima di partire per le Olimpiadi; invece Marcell, proprio dopo l’oro olimpico, ha annunciato in tv “L”avevo promesso e ora lo farò: l’anno prossimo Nicole diventerà mia moglie, assolutamente sì. Coroneremo il nostro sogno”.

Uniti da un post (per la gioia di una nazione)

Insomma, distanze siderali che evidenziano le facce di una, anzi due, medaglie d’oro di cui parleremo nel tempo. L’unico punto di incontro è la loro straordinaria vittoria, che li consegna alla storia, così come il loro modo di condividerla: infatti, la sera stessa delle imprese, sono rientrati insieme in macchina al villaggio olimpico: ”Annuncio al mondo intero, siamo due campioni olimpici. Ma è tutto vero?” hanno scritto insieme sui social, postando una foto in cui sorridono. E noi con loro.

E’ tutto vero.

jacobs IG

Autore dell'articolo: Marco Michelli