Superbowl LIV: hanno vinto i Chiefs? No, JLo e Shakira!

Se le gesta del qb Mahones e compagni hanno riportato a Kansas il titolo dopo 50 anni, a catalizzare l’attenzione è stato il duo protagonista dell’halftime del 'LIV'

Se a Miami il risultato sportivo registra la vittoria in rimonta dei Kansas City Chiefs, capaci di recuperare dal 10-20 al 31-20 negli ultimi nove minuti di gioco, l’attenzione nostrana al Super Bowl 2020, il 54 esimo della storia – rigorosamente scritto in numeri romani anche se la maggior parte degli americani non li sa leggerli ma solo pronunciarli come “LIV”- si è catalizzata su ben altre esibizioni.

Andiamo con ordine.

Per raccontare cosa significa nel 2020 seguire il Superbowl dall’Italia bisogna ammettere che, pur non essendo “la partita che blocca una nazione”, il numero di persone che restano sveglie per vedere le gesta delle squadre di football americano finaliste è in costante crescita, così come il numero di locali che restano aperti tutta la notte in ogni parte dello stivale per garantire la diretta. Ed è pur vero che tutti i media e i siti d’informazione titolano questa mattina con il trionfo di Mahomes e compagni (con profonda amarezza di chi, come me, non essendo in grado di reggere l’alba, sperava di vedere gli highlights senza sapere il risultato finale…).

kansas city winner 2020

Tuttavia, di fronte ad uno sport ‘complicato’, fatto di regole mai davvero spiegate se non ad un elite, i giornali accanto alle gesta dei biancorossi del Missouri (e non del Kansas, capito Donald?, visto che Trump ha fatto l’ennesima gaffe sui social, prontamente rimossa ma sempre troppo tardi) hanno enfatizzato le performance più facilmente cliccabili del duo che ha imperversato nell’intervallo dello show sportivo, vale a dire Jennifer Lopez e Shakira, elette dai media quali vere e proprie protagoniste della finale: non c’è dubbio, infatti, che sia la loro esibizione di 15 minuti a catalizzare l’attenzione di social e tabloid, anche più del match vero e proprio.

Ora su questo argomento ci sarebbero da fare mille e più commenti su quanto ancora ci sia da lavorare non solo per avvicinare allo sport americano per antonomasia (d’accordo ci sarebbe anche il baseball, visto che il basket è ben sdoganato), ma anche per evitare quelle differenze ‘di genere’ (e consentito?) che fanno sì che ancora da noi una notizia sia vendibile e spendibile se si vede il lato b di due bombe sexy, nonostante queste superino i novanta anni in due.

Insomma, visto da qui, il Superbowl non è ancora quell’appuntamento sportivo catalizzatore e certamente ha ancora molti margini di crescita, come ben evidenziano anche gli esperti di pubblicità: perché degli spot da più di un milione di dollari al minuto andati in onda durante la partita se ne parla eccome anche da noi e, grazie ad una piccola nicchia di appassionati nostrani, li trovate un po’ ovunque.

Del resto, riprendendo un mantra della cultura statunitense (beninteso, non per forza condivisibile) “if you’ve got it, flaunt it, ovvero, se ce l’hai mettilo in mostra, che sia per un 54esimo o anche solo per un “LIV”.

halftime superbowl 2020

Autore dell'articolo: Marco Michelli