Submergence, arriva in Italia l’Atalante di Wenders

Il 22 agosto esce nelle sale italiane il thriller romantico con ambizioni geopolitiche diretto dal regista tedesco. Protagonisti Alicia Vikander e James McAvoy, ciascuno con una missione pericolosa da compiere. Centrali i temi dell’amore e dell’acqua come origine e fonte di vita, ma la trama non riesce a spiccare il volo.

Esce il 22 agosto nelle sale italiane Submergence, film di cui Wim Wenders firma la regìa ed è uno dei produttori. E’ un thriller romantico tratto dall’omonimo romanzo di J.M. Ledgard: una storia d’amore si fonde con temi di geopolitica e salvezza del pianeta. Centrale il tema dell’acqua, con alcune citazioni da l’Atalante di Jean Vigo.

E’ stato il produttore Cameron Lamb, innamorato del romanzo del giornalista dell’Economist, a formare la squadra attorno a Wenders. Ha coinvolto la scrittrice e sceneggiatrice Erin Dignam, nei due ruoli principali  James McAvoy  nei panni di James More e il Premio Oscar Alicia Vikander come Danielle “Danny” Flinders. Alla direzione della fotografia Benoit DebieFernando Velazquez ha composto l’intensa colonna sonora eseguita dall’Orquesta de Euskadi. 

Girato tra Tolone, Brest, le coste della Normadia, Spagna, Germania, Gibuti e le Isole Faroe, Berlino e Madrid, il film è stato coprodotto nel 2016 da Germania, Francia e Spagna e presentato nel 2017 al Festival di Toronto.

La trama di Submergence, sottotitolo “L’amore non ha limiti”, vede intrecciarsi le vite di due persone con forti ideali,  ciascuna con una missione pericolosa che riguarda i destini degli uomini. Danny è una biomatematica impegnata in un programma di immersioni profonde, il cui scopo è trovare conferme alla sua teoria sull’origine della vita sulla Terra. James, ingegnere idraulico, lavora sotto copertura per i servizi segreti britannici e deve partire per la Somalia al fine di rintracciare una base di attentatori suicidi infiltrati in Europa.

Si incontrano per caso in Normandia, in uno sperduto hotel nelle zone dello sbarco americano. Si innamorano perdutamente poche ore prima iniziare i loro viaggi, nei quali entrambi rischieranno la vita e che metteranno in dubbio il loro futuro.

L’incontro di queste vite che si immergono, una negli Abissi, l’altro nell’Ade dei conflitti, offre quindi l’occasione di toccare temi di grande attualità. Dall’acqua, come origine e fonte della vita, al surriscaldamento del pianeta, alla ricerca dell’uomo per un futuro migliore,  al terrorismo e ai fanatismi.

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Molti elementi connotano da subito il film come “un film di Wenders” quale è presentato. Non mancano richiami simbolici e culturali,  fino alla fine.

Il personaggio di James ci viene presentato mentre incontra i suoi informatori alla Alte Nationalgalerie di Berlino ed è davanti a “Il monaco in riva al mare” di Caspar David Friedrich. Nella stessa sala è presente, inquadrato di spalle, un Wanderer, un Viandante, dell’omonimo dipinto. Simboli d’eccellenza del Romanticismo tedesco e della natura tempestosa in cui l’uomo che cerca se stesso si rispecchiava.

Conosciamo Danny, invece, a bordo  de “L’Atalante”, la nave che accompagna il suo gruppo di ricerca alla spedizione nell’Atlantico. Si tratta in effetti di un mezzo della flotta dell’Istituto di ricerca oceanografica francese, Ifremer, che ha collaborato con la produzione. Forse una causalità, ma che ha consentito di introdurre un’ulteriore chiave di lettura al film di Wenders, rimandando a “L’Atalante” di Jean Vigo. Qui si introduce il tema dell’acqua, che continuerà fino alla scena  con James-Jean che nuota in apnea proprio come se stesse cercando la sua sposa: “Ci rivedremo”.

L’incontro tra i due è quindi potente, di pelle, pensiero e di anima, e si sublima in una riflessione sulla pace e la fratellanza con la citazione di John Donne, che James legge a Danny: «Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te».

Submergence  è di ottima fattura ed elegante, e tuttavia, lascia la nostalgia dell’essere “non abbastanza” un film di Wenders. E’ probabilmente la sceneggiatura che non riesce ad offrire adeguata profondità e poesia ai temi che pone. Ci sono ottimi elementi sul tavolo, ma per l’alchimia è mancato un nuovo Handke, che avrebbe fatto lievitare l’insieme.

“Ciò che realmente spero – ha affermato Wenders – è che in un piovoso giovedì sera a Bristol, Detroit o dovunque si trovi, lo spettatore esca dal cinema con una visione del pianeta e delle proprie abitudini anche solo leggermente diversa da prima. Che si renda conto di quanto è grande e vario il mondo, ma anche di quanto possa risultare fragile”.

Negli Stati Uniti il film ha riscontrato un buon successo, dal 22 agosto la parola passa al pubblico italiano.

Autore dell'articolo: Luisa Gabbi