Mamme narranti: un progetto meraviglioso (e poco pubblicizzato)

“Scusi come si addormentava lei da piccolo?” è la domanda da cui nasce una storia

Entrata della metropolitana C.
Arrivi trafelato, sempre di corsa, sempre in ritardo. E fa pure un caldo pazzesco.
Ormai, esperto di mezzi pubblici e sempre più sospettoso e refrattario ad ogni novità, mentre mi avvicino ai cancelli di accesso la intravedo da lontano. Donna, poco più grande di me, bel sorriso, qualcosa in mano: certamente una di quelle che fa raccolta fondi per una qualche onlus.
Non che abbia qualcosa contro ma, perl’amordiddio, speriamo che oggi non mi inizi a parlare. Sono in ritardo e proprio non ho voglia di mentire.
Ecco, ha appena abbordato una. Forse se accelero il passo e mantengo lo sguardo basso magari riesco a sfuggirle.
L’ho quasi fatta franca, ma appena l’ho oltrepassata sento che mi domanda “Scusi come si addormentava lei da piccolo?”
“No, grazie. Sai vado di fretta, un’altra volta magari” detto tutto d’un fiato, con aggiunto un bel sorriso di circostanza, mentre imbocco la scala mobile.
Ma qualcosa non funziona nel mio cervello. “Cos’è che mi ha chiesto? Come mi addormentavo?” Mi giro e, come un bambino, mi rimetto a fare le scale mobili al contrario; quasi incespico, mentre lei ride.

E’ così che potrebbe essere cominciata una delle tante storie raccolte nel progetto “Mamme narranti”, nato da un’esperienza nell’ambulatorio pediatrico dell’incredibile Andrea Satta, che, oltre ad essere un pediatra – dove prima o poi devo riuscire a portare mia figlia – è anche il cantante dei Tetes de Bois. Come racconta, il progetto ha visto protagoniste le “sue” mamme:
“Nel mio ambulatorio pediatrico, da nove anni le mamme vengono a raccontare la fiaba con cui si addormentavano da piccole. Mamme di tutto il mondo, provenienti da trenta paesi diversi portano dolci, scambiano esperienze e nascono amicizie; con il tempo si è abbassata la soglia del pregiudizio e la diffidenza è evaporata”.

Tutto è nato, come racconta lo stesso Satta, “Una sera che l’ambulatorio era al termine e stavo per chiudere, quando arrivò una mamma straniera e mi disse: “Andrea, sono qui da otto anni e mi sento sola, ho le stesse amiche di quando sono arrivata in Italia. Qualche parola la scambio qui nel tuo ambulatorio e quando aspetto fuori della scuola che mio figlio esca”. La mamma se ne andò e, dispensata qualche frase di circostanza, rimasi con mille pensieri in testa. Così, un paio di giorni dopo, nella sala d’aspetto dell’ambulatorio appesi un foglio con cui invitavo le mamme a farci conoscere qualcosa di bello e di intimo della loro vita. Per esempio, come si addormentavano da piccole”.

Al Teatro India è andato in scena giovedì 4 luglio l’appuntamento conclusivo di “Mamme Narranti” – curato dell’Associazione Culturale Têtes de Bois, grazie anche al Servizio Intercultura delle Biblioteche di Roma in collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale e Atac – nel quale si sono potute ascoltare le storie che narrano le mamme italiane e straniere per addormentare i loro bambini: quelle che vengono tramandate di bocca in bocca, di orecchio in orecchio, di cuore in cuore. Una serata atipica letteraria, musicale e perfino poetica, che voleva creare conoscenza e coesione sociale che ha concluso un viaggio che ha attraversato il territorio romano passando per le biblioteche Tullio De Mauro, Goffredo Mameli, Nelson Mandela e Teatro Biblioteca Quarticciolo e proprio per alcune stazioni della Metro C.

Dice Satta: “Ero molto perplesso sulla riuscita della cosa e comprai, e me ne vergogno ancora, tutto quello che un bravo pediatra non consiglia: bevande gassate e dolciastre, patatine e altre cose ben poco raccomandabili, ma volevo attirare i bambini, non volevo che l’esperimento fallisse, temevo il flop. Le mamme invece mi sorpresero… più fiduciose in me di quanto io lo fossi in loro e si presentarono numerose in quel primo pomeriggio e poi, quando comparvero i biscotti palestinesi, i cous cous, le bon bon del Belgio, le frittate e le schiacciate romene e calabresi, altri piatti albanesi, capii che ce l’avevamo fatta.
Così, da allora, il nostro ambulatorio di pediatria di base diventa un luogo di incontro.
Da tutto questo è nato e sta crescendo un sentimento di comunità e le mamme, dismessa la diffidenza, cominciano a frequentarsi, ad aiutarsi. In certi contesti si passa molto tempo soli, con pochi soldi, poche parole a disposizione, distanze complicate, poca mobilità, in assenza di rete sociale”.

Normalmente degli avvenimenti non se ne parla al passato, ma li si anticipa, segnalando che avverranno. Questa volta abbiamo deciso di fare un’eccezione perché lo spettacolo era qualcosa che meritava di essere anche solo “raccontato”. Perché fa parte di quei momenti di vita poco pubblicizzati e diffusi che invece rappresentano o dovrebbero rappresentare quegli elementi fondanti del nostro vivere civile. C’erano le mamme, palestinesi, africane, italiane a raccontare le loro storie, per “un confronto di culture necessario che trasforma in favola le storie che non si conoscono: la voce come cura, come fatto artistico, biologico, sociale”.

(Satta): “È l’Italia giovane, quella che cresce, che ha il più alto numero di bambini stranieri, e proprio per questo dobbiamo partire dal coinvolgimento dei piccoli, per pensare e costruire il futuro. La favola è un portato culturale, ma è anche un pretesto: svela qualche cosa di intimo e personale, avvicinandoci agli altri. L’anima di “Mamme narranti” va oltre l’idea di soccorso o assistenzialismo, perché l’immaginazione è tutto. È tramite la favola che ci si allontana dalla disperazione”.

Oltre alle mamme si sono alternati in tanti sul palco, in modo spontaneo e naturale: l’attore e comico Paolo Hendel, il fotografo Mohamed Keita, lo scrittore Giulio Cederna. Poi, mischiati tra il pubblico c’erano il sassofono di Pasquale Innarella, e la tromba di Luca De Carlo e le incursioni circensi di Circo Maximo. Il tutto arricchito dalle illustrazioni dipinte in diretta sullo sfondo dal disegnatore Fabio Magnasciutti, oltre alla vivacissima chiusura del Coro Multietnico Romolo Balzani di Sara Modigliani.

(Satta): “Questo appuntamento che si rinnova ogni mese nel mio ambulatorio, ha dato origine nel 2011 al libro “Ci sarà una volta” edito da Infinito Edizioni e, due anni fa, a “Mamma quante storie!” , edito da Treccani, e soprattutto, è diventato uno spettacolo che sto portando in giro per l’Italia e siamo già stati in una quarantina di città. Mamme del territorio, pediatri del territorio, artisti di quella città, un disegnatore ogni volta, io che cucino tutto nello strampalato ruolo di artista/pediatra. E’ una cosa che diverte e fa pensare”.
Ecco.
Meraviglioso.

http://www.festivaldelleletterature.it/festival-off/mamme-narranti/

Autore dell'articolo: Marco Michelli