La fattoria dei nostri sogni, al cinema da settembre, indaga il rapporto tra uomo e natura

Girato nell’arco di 8 anni e diventato un caso eclatante al box office americano, arriva anche in Italia il film rivelazione di John Chester, in sala con Teodora dal 5 settembre.

Il film racconta l’incredibile storia vera di John e Molly Chester, coppia in fuga dalla città per realizzare il sogno di una vita, quello di costruire dal nulla un’enorme fattoria seguendo i criteri della coltivazione biologica e di una completa sostenibilità ambientale.

Uscito a maggio in America in sole 5 sale, grazie al passaparola e alle critiche eccezionali il film a metà tra documentario e live ha raggiunto ben 285 schermi, scalando la classifica degli incassi e contagiando sempre più spettatori con il suo ottimismo e la sua visione luminosa ma mai banale di Madre Natura. Oggi Apricot Lane Farms, questo il nome della fattoria, si estende per oltre 200 acri e raccoglie circa 850 animali e 75 varietà di coltivazioni biodinamiche. Dal dicembre 2015 ospita anche Beauden, il primo figlio di John e Molly.

Il percorso della coppia è avvincente, romantico, anche un po’ donchisciottesco a volte ma certamente molto faticoso. Tutto comincia quando John che si occupa di videomaking e Molly che fa la chef e food blogger decidono di adottare un cane. Dapprima lo tengono in appartamento a Los Angeles ma da subito si rivela un fallimento, Todd, il cane, abbaia tutto il giorno e disturba i vicini. I due le provano tutte prima di promettere al quadrupede di dargli una degna casa, dove potrà abbaiare indisturbato.
Senza una lira i due chiamano a raccolta gli amici e i conoscenti per una colletta e in qualche modo recuperano una fattoria che all’inizio non ha niente da offrire. Con l’aiuto di Alan, il mago della terra, troveranno il modo, attraverso anni, fatiche e numerose avversità, di far rifiorire una landa desolata e vivere il loro sogno.

“Abbiamo girato 365 giorni all’anno per quasi 8 anni”, ricorda Chester. “In questa avventura c’è stata una tensione costante per me tra i bisogni della fattoria e quelli del film. La cosa bella della natura e di una fattoria, in ogni caso, è che hanno dei ritmi propri e si può prevedere in anticipo cosa sta per succedere. Si tratta di osservare e stare lì ad aspettare che accada qualcosa.
L’interazione tra uomo e natura ma sarebbe più giusto dire tra forze naturali, cicli dinamici e catene alimentari è al centro della discussione. Che cosa sarebbe se lasciassimo fare alla Natura, come sarebbe il nostro cibo se non lo avvelenassimo, come crescerebbero i nostri figli se non avessero smartphone ma sperimentassero da subito il legame con la Terra. La fattoria dei nostri sogni ci dona le risposte, senza nascondere anche i lati più dolorosi o complicati per arrivare al successo.

La Fattoria dei Sogni è un film da prendere a esempio anche perché aiuta a capire che una collaborazione con la natura offre infinite possibilità, che a volte siamo troppo distratti per vedere. La
natura ha tutte le risposte di cui abbiamo bisogno. Restituisce soprattutto quella magia sacra che è il ciclo naturale della Vita, quel cerchio magico che troppe volte, ogni giorno, ovunque nel mondo, distruggiamo senza pietà.

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.