Jodie Foster cura i cattivi al cinema, Hotel Artemis da oggi in Italia

Hotel Artemis, l'ultimo film con protagonista Jodie Foster in una Los Angeles apocalittica e allo sbando, vede l'attrice due volte premio Oscar prendersi cura di criminali violenti in un ospedale sui generis

Siamo nel 2028 e l’avidità dell’uomo ha già procurato innumerevoli disastri ma il peggiore è il controllo dell’acqua che nella sola città di Los Angeles è in mano alla Clear Water Corporation. In un degrado morale e civile tutti sono contro tutti per procurarsi l’ambita risorsa e nella metropoli vige un severissimo coprifuoco. Criminali e civili combattono senza esclusioni di colpi per sopravvivere all’ingordigia delle multinazionali e dei loro difensori e anche la polizia è in stato di confusione totale.

Ma quando è il momento di rifugiarsi in un luogo sicuro i cattivi, regolarmente registrati si capisce, possono accedere all’unico ospedale a loro accessibile, l’Hotel Artemis che da anni è al loro servizio. In questo luogo, quasi una fortezza, si rifugia da tempo immemorabile la Nurse, l’Infermiera Jean Thomas, Jodie Foster, che armata di cuffie e valigetta cura in modo impeccabile ferite, dolori, buchi di pallottole o da drammi personali. Non esce nella realtà da un tempo infinito, da quando un evento terribile le è accaduto e ha smesso di voler vivere e amare.

Una Foster inveccchiata e strepitosa si muove lungo i meandri e i corridoi dell’Hotel come dentro alla sua anima,  alla ricerca di qualcosa che ha perduto e forse non troverà più. Rassegnata e al contempo indomita fino alla catarsi rivelatoria del finale che naturalmente non sveliamo.
Un film semplice se vogliamo questo girato da Drew Pearce, al suo debutto in regia, ma davvero ben orchestrato, senza un attimo di tregua e con un cast stellare che oltre alla Foster include Jeff Goldblum e Sofia Boutella. Gli appassionati sapranno anche riconoscere i molti riferimenti anche alla Casa di Carta e altri attori famosi presenti nel film. Atmosfere noir e colori indubbiamente azzeccati per un clima fotografico a volte quasi da boudoir, regia senza una sola sbavatura.

La cosa che preme di più sottolineare qui è il chiaro riferimento a come le multinazionali stiano controllando completamente le nostre vite, quasi ad un limite di guerra civile. Inoltre la critica spietata è al sistema della sanità americano che cura solo i malati paganti o in regola con le rate dell’ assicurazione e lascia per strada gli altri a morire, senza assolutamente fare una piega. E infine, ancora una volta, la rabbia non nascosta per l’inutile guerra in Iraq che è stata completamente affidata e gestita dalla Black Water e che è costata all’americano medio ma pure al mondo miliardi di dollari e migliaia di vite umane in un bagno incontrollato di violenza e spreco, tutto a vantaggio dell’avidità di pochi.

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.