Oltre venti produzioni originali per la nuova stagione del Teatro di Roma

Giorgio Barberio Corsetti, dal primo maggio ufficialmente nuovo direttore artistico, ha scelto un motto dei boscimani del Kalahari come linea guida della stagione 2019/2020 del Teatro di Roma

C’e’ un sogno che ci sta sognando”. E’ una promessa quella che il direttore Giorgio Barbiero Corsetti prende in prestito dai boscimani del Kalahari  per lanciare l’apertura della nuova stagione dei teatri romani Argentina e India.Un cartellone fatto di 23 produzioni su un cartellone di settanta proposte  complessive, tra grandi nomi internazionali e spettacoli pensati per le nuovissime generazioni, senza dimenticare la danza, che “farà parte del programma al pari di ogni altra espressione”.

Anche il presidente Emanuele Bevilacqua ha parlato di un teatro capace di coinvolgere le nuove generazioni,  essere un unico corpo, un unico organismo che a partire dai suoi diversi spazi si possa aprire alla citta’, a tutta la regione, disegnandone una nuova topografia invisibile, fino ai luoghi piu’ lontani dal Centro. Per il vicesindaco e assessore alla Cultura Luca Bergamo: “Questo teatro comincia a fare una funzione che noi stiamo chiedendo di dare a tutte le istituzione di questa citta’: non parlare a se’ stesso, ma stare in rapporto con cio’ che e’ fuori di se'”. Apre la stagione (8 settembre) ‘Augusto’ di Alessandro Sciarroni, racconto coreografico sull’amore e sulla sofferenza attraverso l’obbligo della risata perpetua a cui i performer si sottopongono per l’intero spettacolo.

Si prosegue il gigante Milo Rau, che lancia una sfida ai princìpi millenari di fede e carità della città papale con un”Assemblea Pubblica’ al Teatro Argentina (‘La rivolta della dignità. Assemblea politica‘) in cui il grande regista di origine svizzera si interroga sul valore della fede, della carità e della speranza con un gruppo di intellettuali che giungeranno da tutta Europa.

Kornél Mundruczó, nome di punta della cinematografia internazionale, scardina i sistemi di rappresentazione tradizionale con il docudramma iperrealista Imitation of life; rivive nel corpo-segno di tre giovani performer la prima creazione della Gaia Scienza, La rivolta degli oggetti, direttamente dal palco militante del Beat 72. Phia Ménard prende posizione contro la “normalità” e doma il vento (letteralmente) in due spettacoli gemelli, uno per bambini e uno per adulti. Zimmerfrei dà vita al capitolo romano di Family affair, il progetto site specific che ritrae la nostra modernità affettiva coinvolgendo famiglie che abitano attorno al Teatro India; e Monica Demuru chiede al pubblico di “dirigerla” in Jukebox. Amir Reza Koohestani riflette sull’opera che lo rese famoso rimettendo in scena i personaggi che ne erano protagonisti in un mondo invecchiato di quasi vent’anni. Oltre il fatto teatrale vanno i Bartolini/Baronio sollecitando i cittadini nei loro RedReading, e Fabio Cherstich con un’Opera da tre soldi “on the road” che viaggerà nei quartieri e invaderà le piazze, di Roma e del Lazio.

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Teatro di Roma intercetta poi le atmosfere tragiche del teatro di Emma Dante con Misericordia; i distopici esperimenti drammaturgici di Lisa Ferlazzo Natoli con When the Rain Stops Falling di Andrew Bovell; la spietata voce dell’oggi di Eleonora Danco con dEVERSIVO; il giovane Fabio Condemi con Jakob Von Gunten di Robert Walser; il cunto urgente e necessario di Davide Enia con L’abisso; la rivoluzione assoluta di Giorgina Pi con Wasted di Kate Tempest; il sulfureo Mimmo Borrelli con La cupa; il duo Deflorian/Tagliarini con un dialogo per voce sola in Chi ha ucciso mio padre di Edouard Louis; Babilonia Teatri con Giulio sulla vicenda Regeni. Tessere di un mosaico del tempo presente diventano, nell’ottica della presa sul reale, anche le riletture e le messe in scena dei classici, gli omaggi ad autori profetici che ci hanno raccontato l’Italia e il mondo di oggi in anni non sospetti: Massimo Popolizio porta in scena John Steinbeck con Furore e i successi di Ragazzi di vita e Un nemico del popolo; Valter Malosti parla attraverso le parole di Primo Levi; Claudio Longhi mette in scena La commedia della vanità di Elias Canetti; E poi il debutto di  Carlo Cecchi con un altro testo di Eduardo De Filippo “Dolore sotto chiave/Sik-Sik l’artefice magico”; Filippo Dini dirige il suo primo Pirandello; Massimiliano Civica rilegge Antigone di Sofocle.

Grande attesa anche per Francesco Piccolo che rivisita “Satyricon” di Petronio. Mentre Alessandro Gassmann portera’ in scena “Fronte del porto” di Budd Schulberg. Il nuovo anno in scena “Falstaff e il suo servo”, di Antonio Calenda, uno dei maestri del teatro italiano contemporaneo. Un altro classico è “Arlecchino servitore di due padroni” di Carlo Goldoni con la regia di Valerio Binasco.La fine della stagione, a maggio, con Antonio Latella che portera’ in scena “La valle dell’Eden”, classico di John Steinback.

Tra gli altri appuntamenti anche ‘Se questi e’ Levi’, una performance/reading itinerante sull’opera di Primo Levi, a cui lo Stabile dedica diverse iniziative, curata da Fanny&Alexander.

Foto di Copertina. Eleonora Cerri Pecorella

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.