Biografilm, Asif Kapadia: Non so se Diego sia sopravvissuto a Maradona

Abbiamo parlato con il regista premio Oscar Asif Kapadia del suo nuovo documentario, 'Diego Maradona', che racconta la storia di uno dei calciatori più iconici di tutti i tempi

ll regista premio Oscar Asif Kapadia, dopo aver raccontato Ayrton Senna e Amy Winehouse,  si concentra sul calciatore Diego Armando Maradona, personaggio controverso e sopra le righe. Arrivato dal Barcellona al Napoli  nel 1984, l’‘icona del calcio più celebre del mondo e la città più appassionata d’Europa si rivelano una coppia perfetta l’una per l’altra.

Kapadia partendo da 500 ore di materiale di repertorio racconta l’ascesa e la decadenza del mito del pibe d’oro. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, il docu-film Diego Maradona, in Italia comicia il suo tour al Biografilm Festival e lo vedremo in sala per soli tre giorni con un’uscita evento programmata per i prossimi 23, 24 e 25 settembre. 

Un’ampia parte del film è dedicata al periodo in cui Maradona ha giocato nel Napoli. Dai Napoletani è stato accolto come un salvatore.

Sì ho voluto concentrarmi sui sette anni trascorsi a Napoli, che lo portarono al top della scena mondiale per poi trascinarlo nell’abisso delle dipendenze. I murales per la strada lo ritraevano, letteralmente, come un dio. Poster di Maradona, accendini con l’effigie di Maradona, magliette con la faccia di Maradona. Il successo della squadra trasforma la metropoli partenopea in un focolaio di tutte le manie del calciatore. E come era prevedibile, gli avvoltoi scendono in campo. La camorra allunga il suo artiglio sul figlio adottivo di Napoli, il cui tallone d’Achille si rivelerà essere la cocaina.

C’è, ovviamente, una differenza significativa tra questo film e gli altri, e cioè che Diego Maradona è vivo e vegeto.

Tempo fa ho letto un libro su di lui e ho pensato che fosse una grande storia da raccontare. E poi Diego Maradona ha un po’ di Senna e un po’ di Amy.  

Chi è Diego Maradona?

Come racconta nel film il preparatore atletico, Fernando Signorini, “Diego non ha nulla a che fare con Maradona ma Maradona se lo porta ovunque”. Il film mette uno di fronte all’altro “Diego”, cresciuto nella più totale povertà delle baraccopoli di Villa Fiorito, e il suo alter ego Maradona, una figura che rimane ancora oggi enigmatica ed imperscrutabile. Un eroe latino che ha restituito l’orgoglio ad un’intera città tradita dalla storia, che ancora una volta affida al calcio uno spiraglio di speranza di primato. Era venerato come una divinità. Il suo sangue è stato portato addirittura nella cattedrale di San Gennaro, a Napoli, accanto al santo protettore.  Ne esce fuori il ritratto di un uomo molto vulnerabile che ha lasciato un’eredità contaminata da una serie di vicende torbide.

Quando pensa sia iniziato il declino ?

Dopo la vittoria dell’Argentina ai Campionati del Mondo nel 1986, quando Maradona non riconosce un figlio “illegittimo”. Nelle immagini di repertorio lo vedi mentire e negare di essere il padre, di non aver mai conosciuto la madre. E’ quello per me è il punto di svolta nella sua vita, e molti dei suoi problemi derivano da tutte quelle bugie. (Solo nel 2016 Maradona riconosce il figlio di Cristiana Sinagra, con cui ebbe una relazione durante il suo periodo a Napoli n.d.r).

Maradona ha collaborato al film?

Non ha preso parte personalmente, ma mi ha dato accesso ad un grande archivio di immagini, tra cui quelle che mostrano un Maradona giovanissimo quando ancora giocava con il Boca Juniors. Ho avuto poi l’opportunità di intervistarlo più volte a Dubai, dove risiede. Su alcune domande non ha voluto rispondere, ad esempio quelle sulla sua ex moglie. Alla fine, ho guadagnato la sua fiducia e siamo riusciti a parlare di tutto. Sue dichiarazione si stagliano in voice over su alcuni tratti del racconto. Anche se  spesso la persona su cui stai girando un film non è la testimonianza più affidabile della sua storia.

 

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero