Aladdin, la rivisitazione che non piace ai grandi ma strizza l’occhio ai più piccoli

Il nuovo film Disney, diretto da Ritchie con Will Smith, non può affascinare chi ha visto il cartone del ’92 ma è specchio dei tempi (e delle regole per fare incassi)

Abbiamo volutamente atteso qualche ora per scrivere la recensione del nuovo film ‘Aladdin’ della Disney. In primo luogo perché, di massima, non ci entusiasma questa nuova moda dei remake in chiave live action”(come riportato nelle note stampa) che siano una sorta di fotocopie dei film animati che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia e adolescenza e riempito l’immaginario collettivo di più di una generazione.

Inoltre, proprio per l’essere figli dei cartoni animati come l’Aladdin del 1992, rischiamo di non apparire obiettivi nel formulare un giudizio che, forse, sarebbe più appropriato lasciare al vero target di questi film, vale a dire i ragazzini tra i 6 e i 12 anni (l’età per crescere si abbassa sempre più, purtroppo).

Quindi, dopo aver doverosamente annotato gli elementi base da proporre – ossia che è diretto da Guy Ritchie e vede su tutti Mena Massoud nel ruolo di Aladdin, Naomi Scott nel ruolo principessa Jasmine e Will Smith nei panni del Genio con il potere di esaudire tre desideri per chiunque entri in possesso della sua lampada magica e che la cantante Naomi Rivieccio seconda classificata di X Factor 13 ha realizzato le versioni italiane delle canzoni della Principessa Jasmine – siamo andati a vedere cosa si inventavano i nostri colleghi più bravi ed esperti, nati nella stessa generazione circa, per superare l’empasse.

Come noi anche ‘quelli bravi’ palesano dubbi “Per quanto evoluta, la computer grafica non ha il calore e la morbidezza dei disegni fatti a mano. Inoltre, con il passaggio dai colori brillanti del passato alla patina scura che caratterizza tutti i remake in live action della Disney visti fino a ora, compreso Aladdin, si è persa la magia. Nonostante questo, tali film stanno facendo sfracelli al botteghino. Il cinema è un’industria e quindi, per quanto la nostra infanzia si ribelli, sarebbe da sciocchi non capire che il principale motivo alla base di questi film sia il ritorno economico” segnala Valentina ariete su Movieplayer.it https://movieplayer.it/articoli/aladdin-2019-recensione_20884/ E la considerazione è perfetta in quanto evidenzia la differenza tra il valore della pellicola e il suo risultato al botteghino.

“Se si vuol vivere di rendita così tanto sul ricordo, strategia che personalmente non riusciamo ad accettare, è pure giusto che scatti una legge del contrappasso, cioè che gli spettatori ‘nostalgici’ ne valutino i dettagli come davanti alla fedeltà di un cosplay, dal mancato rispetto di alcuni vecchi testi italiani delle canzoni, alla tonalità di blu del Genio” evidenzia nel suo pezzo Domenico Misciagna su Comingsoon.it https://www.comingsoon.it/film/aladdin/55030/recensione/ .

Se dopo aver letto fino a qui pensate che il film sia da buttare sbagliate: la regia di Guy Ritchie è perfetta per regalare intensità e scene piene di azione; Will Smith nel ruolo del Genio è bravo a creare un personaggio lontanissimo dallo stereotipo del celeberrimo cartoon (dove era stato reso vivo da Robin Williams) rendendolo attuale e cool, riprendendo lo stile usato in Hitch per intenderci, che cattura immediatamente l’attenzione dello spettatore. Eppoi c’è il personaggio di Jasmine, una vera e propria chicca: non solo non vuole sposarsi, ma con una notevole caparbietà e capacità decisionale specchio dei tempi, aspira a diventare essa stessa sultano, coprotagonista in toto della scena.

Insomma il pacchetto non entusiasma ma è godibile, specie se il pubblico che avvicina non è quello che ha vissuto l’epoca dei cartoni, ma uno nuovo e sprovvisto di immagini di repertorio (e di genitori disposti a tutto per accontentarli). Del resto, come detto è per i più piccoli che Disney sta rivisitando i suoi classici facendoli interpretare da attori in carne e ossa e per questo, in tema di recensioni ben fatte dai colleghi, merita la menzione anche Antonio Dini che sul sito Fumettologica.it https://www.fumettologica.it/2019/05/aladdin-recensione-film-disney/ ha proposto il punto di vista del figlio seienne.

In ogni caso se il cinema è (anche) distrazione e un modo per rilassarsi ecco che Aladdin è un’operazione figlia dei tempi, anche di quelli utili a fare incetta di incassi al botteghino.

 

 

Autore dell'articolo: Marco Michelli