Brightburn, e se Superman fosse malvagio?

Il film di David Yarovesky sfata il mito del buon alieno che adotta il bene e salva l’umanità

Prendere la storia di Superman e metterla sottosopra. Farlo diventare malvagio dal momento in cui la navicella spaziale che trasporta un bambino alieno precipita sulla terra a pochi metri da una fattoria del Kansas. Questa è la brillante premessa di Brightburn, un horror che attinge a piene mani dalla serie di film di Final Destination. Nato da un’idea di James Gunn, Brightburn, diretto da  David Yarovesky, il film, nelle sale dal 23 maggio, non intende comunque sovvertire le origini del supereroe in calzamaglia ma inserire superpoteri in un contesto horror.

Nel film una coppia adotta un bambino arrivato sulla terra da un altro mondo. All’età di 12 anni, Brandon Breyer, interpretato da Jackson A. Dunn, inizia a sviluppare poteri sovrumani e si chiede da dove provengano davvero. Una volta appresa la verità, si convince di essere superiore e di avere il diritto di soggiogare l’umanità. La domanda che Brightburn si pone è: cosa succederebbe se ad avere i superpoteri fosse qualcuno che non è così gentile ed altruista come Clark Kent?
Quando Brandon prende coscienza dei suoi poteri, indossa un costume che si è fatto da sé. Una combinazione tra un supereroe icona e un assassino horror di vecchia scuola, con lacci da scarpe che fissano il cappuccio rimandando ad un’estetica a quasi lovecraftiana.

Elizabeth Banks, interprete della commedia horror di Gunn del 2006, Slither, è una formidabile Tori Breyer. Madre adottiva di Brandon, porta sulle spalle quasi tutto il peso del film dovendo fare i conti con un piccolo killer sociopatico. “Quando ho letto la sceneggiatura mi è sembrato che questo fosse un film che parlava del fatto di essere genitori – dice – Molti genitori mettono la testa sotto la sabbia quando i figli hanno dei problemi. Ma anche quando si viene a sapere che tuo figlio ha dei problemi, non sempre si sa come affrontare la situazione e reagire nel modo adatto”.

Yarovesky gira le sequenze dell’orrore con una chiarezza rinfrescante. L’utilizzo quasi minimal del colore, l’illuminazione calcolata, le inquadrature statiche e gli scatti zoom servono per accentuare il senso di isolamento delle vittime e la suspense dello spettatore rimandando continuamente l’assalto di Brandon. Di solito, nei film horror c’è la possibilità che una persona possa sottrarsi all’assassino riuscendo a  scappare. Nel film, l’unica speranza di salvarsi è sperare che Brandon decida di mostrare pietà.

Se in A Nightmare on Elm Street, si capiva sempre quando era in arrivo Freddy Krueger perché si sentivano le unghie che graffiano i muri, In Brightburn è il suono emesso dal mantello di Brandon che ci avvisa che sta per accadere qualcosa di raccapricciante. La sonnolenta cittadina americana di Brightburn ha un cattivo che può volare, muoversi più veloce della luce e sollevare auto con una mano.

Brightburn lotta con i concetti di innocenza, la corruzione della gioventù e l’uso incontrollato del poteri, ma soprattutto potrebbe segnare l’inizio di successo di un nuovo sottogenere – supereroe horror.

 

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero