Biennale Arte Venezia, un’edizione all’insegna dell’incertezza

La 58esima Esposizione Internazionale d'Arte premia l’opera Sun & Sea (Marina) degli artisti Lina Lapelyte, Vaiva Grainyte e Rugile Barzdziukaite per “il suo modo inatteso di affrontare la rappresentazione nazionale”

Al Padiglione Lituania è andato il Leone d’Oro di questa 58. Biennale di Venezia grazie all’opera-performance“Sun & Sea (Marina)”, realizzata dalle tre artiste lituane Rugilė BarzdžiukaitVaiva Grainyt Lina Lapelytė e curata da Lucia Pietroiusti. Una spiaggia artificiale – “ con 35 tonnellate di sabbia dalla Lituania!” con tanti performer-bagnanti, che impersonano gente comune al mare, mentre parla di cose banali, canta, sotto gli ombrellon su cui sono adagiati teli da mare, gonfiabili, secchielli, formine di plastica, libri, riviste, box per spuntini, ipad, ecc.

Nell’istallazione lituana ci sono tutto lo spirito e la mission dell’Esposizione Internazionale d’Arte, aperta al pubblico dall’11 maggio. Il Leone d’oro alla carriera è andato invece allo scultore, poeta, saggista Jimmie Durham (1940), nativo americano, attivista per i diritti delle comunità indigine al fianco dell’American Indian Movement.

Il curatore della Biennale, Ralf Rugoff, direttore della Hayward Gallery (dal 2006) ma anche responsabile di eventi come la Biennale di Lione (2015), ha selezionato per la nuova edizione  solo artisti viventi. Una scelta che, come ha sottolineato lo stesso Rugoff:”ha inteso assicurare una discussione vivace e attiva sull’arte contemporanea chiamata a rispondere al tema: «Possa tu vivere in tempi interessanti» che è anche il titolo generale della rassegna“. Viene da un antico detto cinese che si riferisce a periodi di incertezza, crisi e disordini, “tempi interessanti” appunto, come quelli che stiamo vivendo. Un invito che si traduce quindi in opere prevedibilmente imprevedibili che riflettono sugli aspetti precari della nostra esistenza attuale, fra cui le tragedie dei migranti, le nuove ineguaglianze, il cambiamento climatico, il razzismo, la violenza dei regimi e le fake news.

Cosa c’è da vedere dunque? Intitolata Né altra Né questa, la mostra che anima gli spazi del Padiglione Italia è un labirinto punteggiato dalle opere di Enrico David, Liliana Moro e Chiara Fumai (scomparsa nel 2017). A curare il labirinto è Milovan Farronato. Un’offerta quanto mai ampia: da Martin Puryear che mette in scena il tema della libertà a Dominique Gonzalez-Foerster con il suo diorama che simula Marte, da Teresa Margolles, che ha ricostruito al Padiglione centrale un muro proveniente da Ciudád Juarez, per denunciare le vittime del narcotraffico fino alla fotografa Mari Katayamathe, giovane artista giapponese nata con una malformazione congenita alle gambe, che ha fatto di sé stessa una scultura. Ma ci sono anche le opere di Tomás Saraceno, Augustas Serapinas, Avery Singer, Slavs and Tatarsr, Hito Steyerl e molti altri. La Biennale sarà aperta al pubblico fino al 24 novembre

 

Autore dell'articolo: Francesca Romana Pinzari