L’uomo fedele, il mènage à trois tra Garrel, Casta e Lily-Rose Depp

Il secondo film da regista di Garrel, scritto con Jean-Claude Carrière, indaga l’enigma amoroso, con finezza e ironia, cesellando un seducente studio hitchcockiano sui nostri sentimenti più profondi.

Una commedia romantica e vivace con svariati tocchi di drammaticità e mistero, L’Uomo fedele, presentato in anteprima ai Rendez-vous, il festival del nuovo cinema francese, è il sofisticato lungometraggio di Louis Garrel, ex Godard,  alla sua seconda prova da regista. La storia scritta con Jean Claude Carriére, vede l’attore francese interpretare Abel, un giornalista parigino che un giorno, in procinto di uscire dalla porta per andare al lavoro, viene gentilmente scaricato dalla fidanzata Marianne (Laetitia Casta), che lo informa anche della sua relazione da più di un anno con l’amico comune Paul e dal quale aspetta un figlio. 

C’è appena il tempo di scendere le scale che passano dieci anni. Abel e Marianne si ritrovano al funerale di Paul. Questo tragico evento si rivela in realtà di buon auspicio: Abel e Marianne tornano insieme. Così facendo, però, suscitano la gelosia di Joseph, il figlio di Marianne, e soprattutto di Eve (Lily-Rose Depp), la sorella di Paul da sempre segretamente innamorata di Abel. 

“Nei film sull’amore manca realtà, l’aderenza alla vita vissuta, risultando così artificiosi”, racconta Garrel. La sceneggiatura de L’Uomo fedele” , equilibrata e agile, dà voce a tutti e tre i protagonisti, conferendo loro profondità ed elegante individualità anche all’interno di un intrico di echi amorosi, vissuti emotivi e sfumature psicologiche. Un ménage a trois che ricorda immediatamente “Jules et Jim” (1962) e “Le due inglesi”  di Francois  Truffaut. Garrel è anche intelligente nel minare il suo carisma sexy, facendo in modo che il film non diventi una messa in ridicolo del narcisismo maschile. “Molti uomini che hanno visto il film mi hanno detto che non si identificavano troppo in Abel, invece per me è normale”, ha aggiunto l’attore e regista. 

Mentre Casta fa del suo meglio per rendere Marianne una figura enigmatica. Il suo personaggio ricorda empiricamente quello di una regina, come Cleopatra, che si crogiola nella sua lungimiranza strategica e si prende gioco di tutti coloro che la circondano.

In un oceano di echi da Nouvelle Vague, quello che più emerge dal cinema di Garrel è probabilmente la sua fede in una sorta di narrazione vintage ed estemporanea, che è certamente leggera ma ostentatamente autentica. Arrendersi alla tradizione è insomma la formula a cui Garrel ricorre per un film sorprendente e fresco, l’antitesi di un pesante dramma psicologico. Una commedia sui sentimenti ma non sentimentale, per dirla con lo stesso Garrel, ed è divertente e sì, molto divertente! Nei cinema dall’11 aprile distribuito da Europictures. 

Autore dell'articolo: Monica Straniero