Il karma in un paio di scarpe di Orietta Cicchinelli

Un'altra storia scritta dalla giornalista e scrittrice italiana che questa volta racconta un viaggio inaspettato tra vicende di camorra e umanità varia

Antonio da Nocera, nato povero in una famiglia numerosa, è ragazzino vivace, caparbio e desideroso di riscatto in una terra avara con i suoi figli. Una vita, la sua, vissuta interamente e intensamente alla massima velocità, che s’intreccia con personaggi ai limiti del surreale, negli anni delle guerre di camorra tra cutoliani e nuovi camorristi, in cui Antonio si ritrova a combattere una guerra non sua. E tutto a causa di un paio di scarpe.

E’ questa la storia al centro del nuovo romanzo di Orietta Cicchinelli  dal titolo “Il karma in un paio di scarpe”, (Tuga Edizioni & Tony Lupetti) a tre ani dal successo di Hijo de Puta-La parabola di un legionario (edito da MGC con Tony Lupetti), e dal racconto La madre (edizioni NED, distribuzione ARION).

«Aveva letto il mio libro Hijo de puta-La parabola di un legionario e mi disse di avere una bella storia da raccontare“, racconta la scrittrice. “Così iniziò a snocciolare i suoi ricordi che richiamavano fatti di cronaca lontani da me, fatti noti e meno noti. Senza indagare troppo su vicende di malavita organizzata e dintorni (che si possono trovare ben ricostruite in tomi-inchiesta, a mia volta consultati e citati in bibliografia) ho voluto concentrarmi sull’uomo e sui suoi trascorsi. M’incuriosiva. Dunque posso senz’altro affermare che questo non è un libro inchiesta né vuol essere uno studio sul fenomeno camorra. Non è un libro verità, ma è solo lo sguardo sul mondo di un personaggio particolare, il più silenzioso socio del club di biliardo gestito da mio fratello, un uomo che aveva bisogno di raccontarsi“.

Il romanzo è stata selezionato tra tante proposte, dopo un interessante contest organizzato da Tuga Edizioni e dall’autrice e che ha visto la partecipazione di diversi giovani promettenti artisti del panorama italiano, i cui lavori saranno esposti durante il tour del libro. La copertina è invece un disegno originale di Gianfranco Esposito (aka Sinistro), illustratore, nato a Castellammare di Stabia, appassionato di letteratura e soprattutto di cinema.

Antonio è il protagonista – scrive lo psichiatra e giornalista Elio Sena nella prefazione – di una vicenda straordinaria, avvitata in un vortice di coincidenze, casualità, imprevedibili intervalli di fortuna, ma anche esposta alle fantasie di dominio sulla realtà più prosaica e comune, legale diremmo, grazie alla creazione di un mondo parallelo in cui l’onnipotente pensiero dell’infanzia si ritualizza in codici e misure di adulti fuorilegge. Questo pianeta, in orbita per conto suo, è abitato da desideri e bisogni che s’inseguono senza incontrarsi mai con quelli “degli altri” e spesso neanche tra loro, giacché troppe volte s’incagliano tra le sbarre di una finestra. Antonio, deriso e umiliato da bimbo per avere ai piedi scarpe smisurate, unica possibilità di un povero altrimenti a piede nudo, è dotato di un’intelligenza sopraffina, presto affidata al risentimento che chiede giustizia a sostituti del padre (quello vero benedice per affetto e leggerezza la prima malefatta del figlio) e della Legge dello Stato (sempre e per definizione anaffettiva). Così, noi che leggiamo entriamo e usciamo dal carcere con lui, c’imbattiamo in personaggi della Camorra (‘O Pazzo, Don Raffae’) e della Cronaca Nera (gli sgherri della Magliana, Izzo), seguiamo La Volpe (cioè il nostro furbo eroe) nelle sue imprese da paladino dei diseredati e da braccio armato del Capo senza scrupoli, lo invitiamo per un momento a fermarsi quando è in libertà e ci diamo alla macchia quando invece lo vediamo sfidare in pieno sole pericoli dalle scontate conseguenze. Come raccomanda il padre, in un momento assai delicato della “carriera” del figlio camorrista, noi pure gli diciamo: «Stai attento!», vibrando un poco anche per le parole del genitore troppo compiaciuto di aver «fatto bene a far nascere» quel suo settimo e ultimo figlio così “speciale”, ignorando di averlo destinato, forse proprio per una tale prefigurazione magica, a una vita spericolata, di obbedienza mascherata da ribellione, e a lungo senza sorriso».

 

Autore dell'articolo: Monica Straniero