Book Club, Sex and the City per Baby Boomers

La recensione di Book Club - Tutto può succedere: una commedia brillante e romantica, con un cast composto da quattro mostri sacri del cinema americano

Una possibile “prospettiva futura” di “Sex and the City” o una sua rivisitazione?: è il primo pensiero che suscita “Book Club-Tutto può succedere“, nei cinema dal 4 aprile, debutto registico di Bill Holderman, ex partner produttivo nella Wildwood di Robert Redford.

Diciamolo, non è facile diventare vecchi ad Hollywood, specialmente per le attrici, causa anche – fatte alcune eccezioni (A spasso con DaisyLa vita a modo mioThe PostMamma mia, e pochi altri) – la scarsità di spazio solitamente riservato dalle sceneggiature a donne di una certa età: cosicché quando capita un’occasione di poter vedere insieme quattro attrici “del passato” (?!) di grande talento, il primo istinto è quello di tuffarsi al cinema. Con che risultato? Ne parliamo dopo.

 

Diane (Diane Keaton), Vivian (Jane Fonda), Carol (Mary Steenburgen) e Sharon  (Candice Bergen) sono quattro amiche ultrasessantenni che da quarant’anni, una volta al mese, si riuniscono per scambiarsi libri e discutere, davanti ad un calice di vino Chardonnay, della propria vita sentimentale, sia essa piatta, bollente, “vietata” o praticamente inesistente.

Come in tante commedie sentimentali con al centro storie di solidarietà fra donne, anche in “Book Club-Tutto può succedere” c’è la goffa vedova romanticona (Diane): durante un viaggio per far vista alle due figlie, che cercano di dissuaderla dal pensare che alla sua età possa ancora avere una relazione e, men che mai, sesso, incontra l’attraente e ricco pilota Mitchell (Andy Garcia) che simpaticamente si invaghise di lei; c’è la proprietaria di un hotel di lusso, nonché vorace consumatrice di sesso senza amore, perché in realtà timorosa di quello vero (Vivian), che rivede per caso un vecchio fidanzato mai dimenticato (Don Johnson) che con gli anni ha smesso di essere un farfallone, si dice pentito e ancora innamorato di lei; c’è l’altera e riservata giurista (Sharon) che, avuta notizia del fidanzamento del suo ex marito (Ed Begley Jr), decide di cercare compagnia in qualche sito di cuori solitari (piacevolissimi camei di Ricard Dreyfuss e Wallace Shawn), anche se è un metodo “estremo”; c’è infine, e non poteva mancare, la maestra di stile (Carol) che cerca di far rivivere la scintilla sessuale con suo marito Bruce (Craig T. Nelson), costi anche il ricorso al “volgare”, poco raffinato Viagra. A scatenare il “risveglio ormonale”, la voglia di rimettersi in gioco, è la lettura, come “libro del mese”, della trilogia “Cinquanta sfumature di grigio”.

Più o meno consapevolmente, il film sembra essere soprattutto un omaggio a quattro grandi attrici indissolubilmente legate fin dagli inizi della carriera, salvo qualche excursus, al genere della commedia, ma avrebbe aiutato di più all’evolversi quansi scontato delle quattro storie d’amore un po’ di sceneggiatura “anarchica” che evitasse i tanti cliché del genere.

(L-R) Diane Keaton, Candice Bergen, Jane Fonda, Mary Steenburgen in the film, BOOK CLUB, by Paramount Pictures

“Book Club-Tutto può succedere” è in definitiva una commedia leggera, abbastanza piacevole che, pur nella poco profonda sceneggiatura, riesce a gettare qua e là qualche riflessione sulla vulnerabilità propria di quell’età, la reticenza ad impegnarsi in una relazione per la paura di non essere accettati per quello che si è, ed anche il salvagente dell’amicizia, fondamentale ancora di salvezza.

L. James (al secolo Erika Leonard), autrice della trilogia che apre un nuovo capitolo nella vita delle quattro ultrasessantenni, appare in un breve cameo con il marito mentre porta a spasso il cane, nella scena in cui Carol e Bruce litigano di fronte a casa. “Cinquanta sfumature di grigio” ha venduto ad oggi oltre 125 milioni di copie e i film che ne sono stati tratti hanno incassato 1 miliardo e 320 milioni di dollari: insomma un successo che ne fa il quarto “marchio” di maggior successo, dopo Matrix, Una notte da leoni e Alien.

Autore dell'articolo: Giuseppe Sacchi