Prosegue la Trilogia Arvigo con Marguerite Duras

Dopo 4:48 Psychosis di Sarah Kane, l'attrice porta in scena il secondo movimento che compone la trilogia, Il Dolore: diari della guerra

Prosegue al Teatro Torlonia la trilogia che il Teatro di Roma dedica ad Elena Arvigo, artista di estrema sensibilità, la quale regala una interpretazione toccante, frastornata, viscerale, di tre donne importanti espresse nella loro anima inquieta e nel loro essere vulnerabili e fragili, dando vita a ritratti intensi, appartenenti a periodi e tempi diversi e lontani tra loro, ma tutti densi di vita.

Dopo 4:48 Psychosis di Sarah Kane, sabato 23 (ore 20) e domenica 24 marzo (ore 17) l’attrice porta in scena il secondo movimento che compone la trilogia, Il Dolore: diari della guerra. Lo spettacolo, presentato in forma di studio, fa parte del progetto Le Imperdonabili, voci di donna che hanno segnato e rivelato la storia, testimoni scomode del nostro tempo. Attraverso l’approfondimento delle fonti e delle circostanze storiche legate a Il Dolore, Quaderni della guerra e altri testi di Marguerite Duras e L’Istruttoria di Peter Weiss «ho sentito la necessità di indagare il particolare momento storico legato alla fine della seconda guerra mondiale e le sue convulsioni finali nella primavera del 1945 – racconta Elena Arvigo – Si può stimare che circa 2,3 milioni di uomini, donne e bambini furono portati nei campi di concentramento tra il 1933 e il 1945, e la maggior parte di loro, oltre 1,7 milioni, vi perse la vita. A oltre ottant’anni dalla fondazione di Dachau si sente ancora forte l’esigenza di comprendere le circostanze che hanno permesso che tutto ciò avvenisse, mettere in luce i meccanismi su cui si è basato il nazi-fascismo che, come scrive Robert Antelme (marito di Marguerite Duras, sopravvissuto a Dachau e protagonista del racconto Il Dolore) in La Specie Umana: “non fu ideologia folle ma fu un regime razionale”. La necessità di comprendere meglio mi ha portato a voler integrare il testo con passaggi dei quaderni della guerra e con alcuni punti de L’Istruttoria di Peter Weiss. La Specie Umana è, insieme a La Tregua di Primo Levi, una delle testimonianze più alte della letteratura sui campi di sterminio. Ad oggi il progetto Le Imperdonabili comprende altri due spettacoli: Donna non rieducabile di Stefano Massini (2015) e Monologhi dell’Atomica tratto da Preghiera per Cernobyl di Svetlana Aleksievich e da Racconti dell’Atomica di Kyoko Hayashi (2016)».

Il Dolore è il diario biografico che Marguerite Duras, con la sua arte vissuta tra la guerra e la tragica pagina storica del nazismo, scrisse a Parigi quando aspettava il ritorno di suo marito Robert Antelme deportato a Dachau. Un diario (forse) autobiografico, pubblicato dopo 40 anni, che racconta gli ultimi giorni di guerra nell’Aprile del 1945, dove testimonianza storica e resoconto emotivo dell’attesa si fondono nella penna inconfondibile della Duras, in grado di descrivere con il suo stile particolare e estremo coraggio la profondità dei suoi stati d’animo. Il dolore è un testo-confessione di straziante intimità in bilico tra la poesia e memoria, tra il bisogno privato e la testimonianza. È la storia della guerra delle donne che inermi attendono, attanagliate da un dolore individuale che diventa universale. Tutte si riconoscono in uno stesso destino di sofferenza, e l’attesa diviene dolore. Con questo racconto Marguerite Duras fa dono di sé in maniera straordinaria e irripetibile. Scrive lei stessa: «Il dolore è tra le cose più importanti della mia vita». Un racconto  che permette di ascoltare da vicino la voce di una donna che ha segnato e rivelato la Storia.

Chiude la trilogia il 30 e il 31 marzo Una ragazza lasciata a metà dell’irlandese Eimear Mcbride, un intenso percorso di crescita interrotto di una ragazza in relazione al rapporto con il fratello, con il suo delirio di pensieri legati alla famiglia e ai suoi intimi dolori. Un turbine di pensieri, un flusso di coscienza potente, un’inconscia e ininterrotta insurrezione contro un’esistenza feroce che vede al centro di una galassia familiare, sospesa tra salvezza e perdizione, due fratelli. Non soltanto la ragazza-narratrice di questo romanzo è una “cosa” lasciata a metà, ma lo è anche il suo linguaggio, in cui la punteggiatura rompe ogni regola e convenzione letteraria e costringe a un tuffo dentro la pericolosa sintassi dell’emozione. Una ferita aperta, un canto che chiede di lasciarsi trasportare al largo da onde sempre più alte che attirano i corpi verso abissi bui, e ci fa immergere in un oceano di dolore e rabbia per il mondo degli adulti, lasciando a riva la paura delle emozioni crude. Un viaggio nei pensieri, nei sentimenti e nella sensibilità caotica di una ragazza vulnerabile e “quasi” perduta. Sempre presente e innegabile è infatti dall’inizio alla fine, anche nei momenti più bui e dolorosi del testo, lo slancio vitale che rende questa confessione un ‘estrema e potente possibilità di salvezza.

Autore dell'articolo: Monica Straniero