Il Nome della Rosa, un romanzo ancora molto attuale

Otto episodi, girati in lingua inglese tra Lazio, Abruzzo e Umbria, per 4 seratei. Nel cast John Turturro e Rupert Everett

A più di trent’anni dal film con Sean Connery, In Nome della Rosa, il bestseller di Umberto Eco (Bompiani), vincitore del Premio Strega nel 1981 e con milioni di copie vendute in tutto il mondo, ritorna in una serie evento su Rai1 dal 4 marzo. Quattro serate per un totale di otto episodi, girati in lingua inglese a Roma tra Cinecitta’ e la Basilica di Santa Maria di Cosmedin e poi nel Lazio (Parco del Tuscolo, Castello Odescalchi di Bracciano, Manziana e Vulci) in Abruzzo e Umbria.

Riuscimmo ad acquisire i diritti solo dopo che Eco ottenne la garanzia di un controllo editoriale forte da parte della Rai per preservare lo spirito del romanzo”, ha dichiarato Matteo Levi di 11 Marzo Film, la società che ha prodotto la miniserie insieme a Rai Fiction, Tele München e Palomar. Questa volta ad interpretare il ruolo del monaco francescano inglese Guglielmo Baskerville che indaga su una serie di misteriosi omicidi in un monastero italiano del XIV secolo, c’è John  Turturro. La sua fama di uomo infallibile lo precede ed è per questo che l’Abate gli affida l’indagine sui delitti nell’abbazia.

Rupert Everett è lo spietato inquisitore, realmente esistito, Bernardo Gui. E’ lui a rappresentare Papa francese Giovanni XXII nello scontro teleologico con l’ordine francescano capeggiato da Baskerville, sostenuto da Ludovico di Baviera, che avrà luogo nell’abbazia dei misteri. Tra i protagonisti anche Michael Emerson nel ruolo dell’abate mentre a vestire i panni di Adso da Melk c’è il giovane attore tedesco Damian Hardunge.

Una storia quella de Il Nome della Rosa, ancora molto attuale. “Non è stato semplice trasporre la storia sul grande schermo – ha rivelato il regista  Giacomo Battiato. “Avevamo otto ore per cinquecento pagine e dovevamo trasformare tutti i temi del libro, dalla storia alla filosofia, dall’amore al ruolo della donna nel mondo, non in una lezione da una cattedra universitaria ma in azione, in immagini”.

“Ho letto il libro e l’ho trovato bellissimo perché racconta un mondo che ha elementi estremamente attuali –  ha spiegato Turturro. “Di Eco avevo letto solo Il cimitero di Praga, ma alla fine posso dire di averlo letto tantissime volte. Sono rimasto commosso dalla grandiosità del progetto. E’ stata una grandissima esperienza. Il film con Connery? Non l’ho mai visto per non farmi influenzare“.

Autore dell'articolo: Monica Straniero