Sanremo 2019, una conversazione con Arisa

Arisa è in gara alla 69esima edizione del Festival della Canzone Italiana con un brano che rivendica il ritorno alle sue radici

Un lavoro durato più di un anno con l’obiettivo di realizzare un album che raccontasse nel miglior modo possibile la Rosalba di oggi.
Arisa nei panni della nuova Rosalba che gira per la città è una donna del suo tempo che procede per step di consapevolezza, libera dalle convenzioni e artefice del proprio destino, un’artista che con questo lavoro vuole trasmettere energie positive, suggestioni e non risposte, perché l’unica risposta possibile a volte è vivere al massimo il qui e l’ora.

Che ti aspetti da Sanremo

Presentare un brano che faccia contenti tutti.

Di cosa parla il nuovo album?

“La nuova Rosalba” parla chiaro. Esce l’8 febbraio e le canzoni contengono un messaggio positivo. Raccontano di un amore più maturo, sincero e consapevole. Di relazioni ai tempi dei social. Con la mia produzione musicale abbiamo sperimentato tanto per un album diverso e molto più vicino a Sincerità del 2009 che a Controvento del 2014.

Chi è la nuova Rosalba?

La mia nuova identità. Nella mia vita è successo che mi sono trovata a diventare Arisa e a prendere le misure con questo personaggio. Con il tempo ho dovuto fare i conti con la malinconia e anche con una certa “scomodità”. Adesso voglio tornare alle mie radici, farle crescere e sbocciare. Ritornare una donna libera, in pace con i suoi pregi e i difetti. A suo agio nel dualismo Rosalba/Arisa.

Ma cosa non ti piace della vecchia Rosalba?

Lo spiego nella canzone. Ho perso tempo nel farmi troppe domande. Va bene essere profondi ma bisogna esserlo nel presente. La semplicità spesso ti consente di avere relazioni più ricche ed intense. Non bisognerebbe insomma sprecare il tempo in cose inutili. Ho 36 anni, non posso più permettermelo.

Quanto contano le apparenze?

La mia filosofia per i poveri mi porta a dire che una bella presenza aiuta a far passare meglio i concetti. Se ti trascuri la gente non è disposta ad ascoltarti. Ripenso a quella pagina di Il Piccolo Principe, sull’astronomo turco che scopriva un asteroide e ne parlava al congresso di scienziati. L’anno prima si presenta in costume da turco e nessuno lo pende sul serio. L’astronomo rifece la sua dimostrazione l’anno successivo con un abito molto elegante. E questa volta tutto il mondo fu con lui. Insomma, mi conviene essere molto piacente.

Il nuovo album è un vero laboratorio creativo nel quale sono stati coinvolti ben 17 autori

Non è stato facile. Però l’ho trovato costruttivo perché ho imparato a lavorare in gruppo. Una vera novità per una persona come me che ama ballare da sola.

Autore dell'articolo: Monica Straniero