Matera, un set naturale in cui sono stati girati tanti film

E' il giorno della festa per Matera, da oggi ufficialmente Capitale europea della Cultura 2019

In occasione dell’apertura dell’anno di Matera capitale della cultura, celebrata oggi da una manifestazione con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, TheSpot.news ripercorre la storia “cinematografica” della città dei Sassi. Perché il capoluogo lucano non è solo una delle città più antiche del mondo capace di attirare molti turisti, ma anche un’attrazione per le case di produzione cinematografiche, da oltre mezzo secolo disposte ad utilizzare i suggestivi e spettacolari scenari che la città offre senza dover ricorrere all’utilizzazione di scenografie fittizie per film biblici, ma anche commedie e ‘action movie’ come “Quantum of Solace“, di Marc Foster (2008), uno dei film della serie James Bond.

Sono già 28 i film che hanno “la città dei Sassi” come sfondo per alcune scene o l’intero lavoro. Il primo è, nel 1949 “Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato“, documentario di Carlo Lizzani volto a scoprire più da vicino il mondo contadino lucano.

Da allora e fino agli anni ’60 si susseguono altri 4 film, tra cui “La lupa” di Alberto Lattuada (1953), liberamente tratto dall’omonima novella di Giovanni Verga: i personaggi e la storia sono infatti ambientati in Basilicata, invece che in Sicilia, durante il secondo dopoguerra anziché nell’Ottocento.

Degno di nota, pochi anni dopo, soprattutto per aver realmente lanciato la carriera di Virna Lisi, è “Il conte di Matera” (1957) di Luigi Capuano: un film drammatico in costume e con i consueti ingredienti del genere, quali vendette e duelli, amori e passaggi segreti.

Ben sette i film degli anni ’60 con Matera come sfondo:  anche se pochi anni prima la maggior parte dei Sassi erano stati fatti sgombrare, il forte senso di degrado circostante si presta bene a ritrarre l’arretratezza sociale dell’Italia di quegli anni. In quel decennio spiccano “Gli anni ruggenti” (Luigi Zampa, 1962), “Il demonio” (Brunello Rondi, 1963), “I basilischi” (Lina Wertmuller, 1963 – Opera prima della regista, una sorta di “I Vitelloni” ma più bonario e compiaciuto), “Il Vangelo secondo Matteo” (Pier Paolo Pasolini, 1964 – Il quartiere dei Sassi acquisisce quasi un senso metafisico, immobile, senza tempo, in questo capolavoro in bianco e nero, antidogmatico e girato con contadini lucani come attori: attirò su di sé l’accusa di vilipendio alla religione ma anche tanti riconoscimenti, come quello del regista americano Martin Scorzese che disse: “Il miglior film su Cristo. Quando ero giovane volevo fare una versione contemporanea della storia di Cristo ambientata nelle case popolari e per le strade del centro di New York, ma quando ho visto il film di Pasolini, ho capito che quel film era già stato fatto”. Da ricordare in quella decade anche “C’era una volta” (Francesco Rosi, 1967 – Una rievocazione storica, in chiave grottesca e non priva di accenti populisti, della favola di Cenerentola, ambientata nel Mezzogiorno durante la dominazione spagnola).

Produttivi anche gli anni ’70, con ben 7 opere, tra cui spiccano”Allosanfan” di Paolo e Vittorio Taviani, 1974 –  Una metafora storica che per una riflessione sulla condizione dell’Italia contemporanea e sui limiti del singolo posto di fronte alla Storia e alla rivoluzione) e “Cristo si è fermato a Eboli” (Francesco Rosi, 1979 – Tratto dal libro omonimo autobiografico di Carlo Levi,  sulla sua esperienza al confino in un paesino vicino Eboli, un angolo dimenticato del nascente Impero fascista. Rosi ricostruisce la capacità dell’uomo di empatizzare con la popolazione locale, dimenticata da tutti, fino a diventare un riferimento per quella piccola comunità povera e contadina).

Quasi una decina i film dagli anni ’80 ad oggi con sfondo Matera e dintorni, come i paesini di Craco (denominato ‘La città fantasma’) e Aliano, dove fu veramente confinato lo scrittore Carlo Levi e dove soino state girate la maggior parte delle scene del film di Rosi.

Particolare menzione meritano soprattutto, per quanto riguarda la produzione italiana, “Tre fratelli” (Francesco Rosi, 1981 – Girato in parte a Matera, il pluripremiato lavoro è la storia di tre fratelli originari del sud, divisi dalla differente età e da percorsi di vita molto diversi, che si ritrovano dopo molti anni al paese natio in occasione della morte della madre) e “Del perduto amore” (Michele Placido, 1998 e meritatamente pluripremiato –  Ricostruito un Sud duro e struggente. Giovanna Mezzogiorno è bravissima nei panni dl Liliana, che si inventa dal nulla una scuola “alternativa” per i bambini poveri del suo paesello. Una regia precisa che pensa a fare e non a strafare).

L’attrazione di Matera come location cinematografica è cresciuta sempre più velocemente, anche all’estero, tanté che negli ultimi 15 anni è stata spesso teatro di film americani di grande successo.

A cominciare da “The Passion-La passione di Cristo” di Mel Gibson  (2003), film che ha scatenato feroci dibattiti, con le accuse di eccessivo ricorso alla violenza e di antisemitismo. Il film presenta le ultime ore del Messia, con il Belvedere di Murgia Timone – altopiano che fronteggia Matera – come scenario per la crocefissione sul Golgota. Molti gli aneddoti che girano attorno alla lavorazione del film, avvenuta nel freddo inverno lucano: l’attore Pietro Sarubbi (Barabba) ha dichiarato di essersi convertito al cristianesimo proprio sul set del film. “La prima volta che ho visto Matera ho perso la testa perché era semplicemente perfetta”, ha detto Mel Gibson che nella città lucana ha girato anche il seguito, “Resurrection“, la cui uscita, se confermata, avverrà nelle prime settimane di febbraio.

Altre produzioni americane per le quali Matera ha funto da scenario nell’ultima decade si ricordano “The Young Messiah” (Cyrus Nowrasteh, 2016 – Interessante libera lettura dell’infanzia di Gesù, bambino migrante ‘malvisto’ dalla comunità e nel quale Matera è stata usata come scenario per le città di Nazareth, Betlemme e Gerusalemme).

Ben Hur” (Timur Bekmambetov, 2016 – Remake, con Morgan Freema, dello storico film del 1959 con Charlton Heston

E infine, ma solo temporaneamente, ne siamo sicuri, “Wonder Woman” (Patty Jenkins, 2017): Matera teatro delle avventure della supereroina dei fumetti DC Comics.

In copertina foto durante le riprese di La Passione di Cristo (2004) di Mel Gibson

Autore dell'articolo: Giuseppe Sacchi