“La favorita”, il triangolo femminile alla corte della regina Anna d’Inghilterra

Dodici nomination per La favorita, il costume drama del regista Yorgos Lanthimos che racconta il triangolo tra la regina Anna e le sue due cortigiane favorite.
Ogni volta che mi si para davanti un film in costume ho sempre il terrore di trovarmi di fronte al classico melodramma d’amore che si snoda tra tè e corsetti, finti sorrisi e pugnalate alle spalle. Ce ne sono anche troppi là fuori di film manieristi dentro i clichè stereotipati di corte. Ma stavolta c’è Yorgos Lanthimos in regia, come dire, niente sarà qualcosa di già visto.
Da quando si è rivelato 10 anni fa con Dogtooth, la carriera di questo greco di base ormai londinese, ha preso una decisa virata verso l’elite del cinema mondiale.

Confesso che mi piacciono i direttori scomodi e provocatori e per chi non ha visto il suo “The Lobster”, suggerisco di riparare quanto prima. Per parlare de “La Favorita”, nei cinema dal 26 gennaio, dobbiamo prima di tutto inchinarci al cast a dir poco da Oscar. La regina Anne è Olivia Colman la cui interpretazione si può dire mette in riga tutto il resto del gruppo. “Questo ruolo è il sogno di ogni attore – ha dichiarato – le emozioni della regina sono esposte ogni secondo istante e cambiano in continuazione, non potevo chiedere di meglio”. Colman ha già vinto la Coppa Volpi a Venezia 75 e il recente Golden Globe. Scommetto vincerà anche la statuetta d’oro. “Per interpretare la regina volevo solo lei” – ha invece dichiarato Lanthimos, avendo i due già collaborato in “The Lobster”.

Il triangolo femminile è completato da Rachel Weisz (Lady Sarah Marlborough) in un altro gioiello attoriale dopo “Disobedience” che ha detto “questo è il ruolo più succoso della mia carriera” ed Emma Stone (Abigail Masham), attrice poco nota e che nemmeno doveva esserci nel film, Lanthimos aveva in primis scelto Kate Winslet, poi Cate Blanchett e infine Emma Stone che ha addirittura pregato il greco di tenerla nel film. Completano il cast Nicholas Hoult e Joe Alwyn rispettivamente nei ruoli di Robert Harley e Samuel Masham.
Senza voler far spoiler, partiamo dalla trama e chiudiamo con le note di regia perchè questo film andrebbe visto almeno due tre volte.  All’inizio del ‘700 l’Inghilterra è in guerra con la Francia e la regina Anne, appena 37enne ma di salute già cagionevole (morirà a soli 49 anni), affetta da gotta, probabilmente diabete e da quel che oggi chiameremmo depressione o un disturbo bipolare o forse solo bisogno d’amore, si interessa ben poco di politica e molto delle sue fragilità. Ne ha ben donde del resto! Rimane incinta 17 volte del suo consorte, il principe Giorgio di Danimarca, ma ognuno dei suoi piccoli muore prima di venire alla luce o intorno ai due anni. Solo uno arriva a 11 anni. La sua morte la devasta definitivamente. Li rimpiazza con 17 coniglietti che tiene in camera con sè e libera ogni tanto.
Ognuno porta il nome dei suoi bambini mai nati. Lady Marlborough è la sua favorita, la dama di compagnia, la confidente e colei che le dice tutte le verità, anche quelle scomode. “Solo questo è amore mia regina – dice Sarah – poterle dire anche ciò che gli altri hanno paura a fare”. Abigail è la cugina di Sarah, che dalle campagne emerge a palazzo a cercare riscatto dalla povertà in cui è decaduta. All’inizio Sarah la tiene a distanza ma a poco a poco la confidenza tra le donne diventa importante e Sarah lentamente emerge dalle cucine fino alla camera della regina. E qui scopriamo che un certo buonismo è solo una facciata, che certe ambizioni corrodono ogni animo e che la verità, quanto più è scomoda, tantomeno viene detta.
La mano di Lanthimos entra prepotente con giochi di regia, slow motions, primi piani impietosi, carrelli che scorrono all’infinito, addirittura fisheye, a ribadire che se certi nobili possono gestire la guerra e la vita di corte come un gioco, a volte addirittura abbietto, allora lui fa del suo film il personale parco giochi. Ma tutto è reso in modo funzionale e brillante. La stima di Lanthimos per l’umano è quella di ritenerlo appena poco più evoluto di un’aragosta. E così, mentre tutto accade al di fuori della corte, dentro la camera della regina si snoda un pericoloso triangolo delle bermuda al femminile che si rompe, si ricompatta, si spezza sotto i colpi della malattia di Anne e della poca lucidità di una donna buona e generosa ma estremamente fragile e bisognosa di essere amata. Come potremmo non comprenderla?

Questo slideshow richiede JavaScript.

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.