Dalla Mongolia in sella per 8 mila chilometri, il viaggio di Paola

Una esploratrice italiana sta attraversando a cavallo Asia e Europa sulle tracce delle popolazioni nomadi e della cultura equestre Un'impresa epica e di pace "dedicata a tutti i popoli di cavalieri"

A cavallo per ottomila chilometri nel cuore dell’Europa e dell’Asia, partendo dalla Mongolia alla Russia fino alla Polonia, in un viaggio sulle orme dei cavalieri più antichi. L’impresa, probabilmente unica al mondo, una ricerca alle origini, è di una donna italiana, Paola Giacomini, classe ’79, che abita a Caprie, Val di Susa, dove tornerà a dopo aver raggiunto Cracovia.

Ritratto di Paola Giacomini © foto Ums

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È partita sei mesi fa, Paola, durante i quali ha tenuto un diario essenziale sul sito SellarEpartire, Facebook e Instagram. È rientrata a dicembre in Italia per un mese di sosta: “Sono ad un terzo del percorso – racconta – Ora riparto e atterrerò a Tallin, che sarà in questi mesi la mia base. Finora ho attraversato la Mongolia, la Repubblica di Altai e la Siberia, dove recupererò i miei due cavalli mongoli che ho affidato ad un monastero ortodosso. Adesso dovremo risalire il Don e l’area dei fiumi cosacchi fino a Mosca, poi andremo a Est, paralleli agli Urali fino al Baltico diretti a San Pietroburgo, quindi verso le Repubbliche Baltiche e infine la Polonia”.

Paola ha capelli neri che si ribellano al laccio, l’aspetto temprato di chi vive all’aria aperta, gli occhi attenti all’imprevisto, le parole ponderate.

Agronoma, guida alpina a cavallo dal 2003, appassionata della montagna, con 18 mila chilometri e dieci viaggi da cavaliere alle spalle, desiderava realizzare questa spedizione da tempo. Ha espresso una volontà, “accostarsi alla vita quotidiana degli avamposti più sperduti della steppa” e un sogno, attraversare i due continenti “costruendo un ponte ideale tra le due culture attraverso il linguaggio internazionale dei cavalieri”.

Sta prendendo forma questo ponte attraverso i cavalieri? “…e attraverso le stelle alpine che costellano tutte le steppe! Sì, assolutamente – risponde Giacomini -. In questi mesi ho incontrato lungo la strada piccoli gruppi famigliari. Ho vissuto con tre famiglie in tre aree diverse che vivono con cavalli. Per i veri mongoli, che conservano una cultura nomade, è stato semplice riconoscere il cavaliere e il senso del viaggio. Anche in Russia ho trovato attenzione, molte famiglie si sono prese cura di me, preoccupate di accudirmi e di nutrirmi perché potessi affrontare meglio il freddo”.

Immagini del viaggio in Mongolia e in Russia – Foto Sellarepartire/Paola Giacomini

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Per maturare il progetto “Mare d’erba, sulle tracce dei tartari tra Mongolia e Polonia” ci sono voluti quattro viaggi, ultimo dei quali per comprare i cavalli che da Kharakhorin l’accompagneranno fino a casa. Il piano prevede 500 giorni complessivi di cui 350 di marcia e 140 di riposo, ci sono stati un crowdfunding per affrontare le spese di mascalcia e molte ore per visti e permessi.

Dalla Mongolia, il paese meno popolato del mondo, con inverni a – 40° e dove il cavallo è nato millenni fa, il tragitto ripercorre la Storia, quella fatta nei secoli da uomini a cavallo e che a cavallo hanno distrutto o creato imperi e culture. Un’impresa che ha qualcosa di epico.

Attraverso la Taiga, in condizioni impervie, o dormendo a fianco dei cavalli sotto un cielo stellato, la missione che Paola si è data è un viaggio di pace, di incontro e di riscoperta, nel solco della cultura nomade.

 “La Mongolia sta cambiando rapidamente – spiega – Dal 2007 a oggi sono stata cinque volte in Mongolia ed ogni volta è come se fossero passati 50 anni. Sta arrivando un futuro molto confuso che fa soffrire molta gente. Arriva la povertà dove non c’è mai stata, vanno in città ma senza prospettive. Sapevo che il popolo nomade è in via d’estinzione, ma sta avvenendo tutto con troppa velocità”.

selfie in Mongolia – Paola-Giacomini

 

Viaggia con due fidati compagni, ma ha rinunciato ad una guida che le indicasse il cammino. Non sola ma solitaria per chilometri e paesaggi senza fine, gli incontri, di gher in gher, di villaggio in villaggio, sono le vere pietre miliari del percorso. “Ho conosciuto una guida a cavallo mongola, Ehnee, che mi ha detto: ‘Tu questo viaggio lo devi fare da sola’ – racconta Paola -. E mi ha scritto su un quadernino, che è diventato la mia bacchetta magica, due paginette”. Vi si legge: “Questo viaggio è dedicato a tutti i popoli di cavalieri ed è per gli amanti dei cavalli di tutto il mondo, siate orgogliosi di fare parte di questa avventura”. Un lasciapassare che vale più di cento permessi, laddove l’accoglienza al cavaliere di passaggio è endemica. Dove invece manca questa chiave di lettura o dove la burocrazia si fa pesare prima di lasciar varcare il confine, allora è più dura.

Giacomini ha detto in una intervista al Tg3 che “la paura non è sempre negativa e ci può salvare da grossi guai”, che “ci vuole coraggio e fede”.

C’è qualcosa di religioso in questa esperienza? “La religione è nel quotidiano, nei diecimila anni di presente di quelle montagne, nell’incenso utilizzato per guarire malattie, nella convivenza pacifica delle religioni della Repubblica di Altai. Invece quando arrivano le beghe politiche o economiche la pace va via”.

Tenda con vista su cavallo e basilica – Foto Sellarepartire/Paola Giacomini

A poche ore dalla ripartenza, Paola è ansiosa di ritrovare i suoi cavalli mongoli, Tgegheré e Custode, ed è triste di lasciare a casa Isotta, che l’ha accompagnata sulle Alpi cercando i lupi o sul cammino di Santiago.

Il suo viaggio di pace e di conoscenza si materializzerà anche in un simbolo: la consegna di una freccia mongola alla città di Cracovia, in particolare alla chiesa di Santa Maria dove da secoli si suona una melodia interrompendola nel punto in cui un dardo tartaro dell’esercito di Gengis Khan uccise il trombettiere colpendolo alla gola. Era il 1241, 778 anni fa e Cracovia non ha dimenticato.

“La storia non si può rinnegare. – conclude Paola Giacomini – Dove sono passati i mongoli, sono rimasti bruttissimi ricordi, hanno devastato e trucidato. Ma hanno lasciato anche un modo di vivere e una cultura nel rapporto con i cavalli che sono rimasti come un monumento al saper fare. Anche questo non si può rinnegare, è uno scambio avvenuto tra i popoli e non va perso”.

  

Per seguire il viaggio di Paola Giacomini:

http://www.sellarepartire.it/

fb Paola Giacomini

Instagram @sellarepartire

 

 

Autore dell'articolo: Luisa Martinelli