Nadia Murad, schiava sessuale dell’Isis, premio Nobel per la Pace 2018

L'attivista yazida Nadia Murad ha ricevuto, insieme al medico congolese Denis Mukwege, il Nobel per la Pace. La consegna è avvenuta nel giorno in cui si celebrano i 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani

E’ stato conferito ad Oslo il Premio Nobel per la Pace 2018 alla giovane attivista yazida Nadia Murad “per i suoi sforzi nel porre fine all’uso della violenza sessuale come arma di guerra e conflitto armato”. La vicenda della giovane ma combattiva donna è tuttora sugli schermi italiani con il film-documentario “Sulle sue spalle“, diretto da Alexandria Bombach e in sala fino a mercoledì 12 dicembre. Il film segue l’attività di sensibilizzazione di quello che è accaduto a Murad davanti a politici e in trasmissioni radiofoniche e televisive.

Nadia è infatti una sopravvissuta: aveva appena 20 anni quando, la notte del 3 agosto 2014, l’Isis attaccò Sinjar, sua città natale irachena, dove viveva e studiava, aiutando la madre e i fratelli nel lavoro dei campi, e uccise sei componenti della sua famiglia insieme a gran parte della popolazione di fede Yazidi, antica e pacifica minoranza religiosa e in quanto tale condannata al genocidio e alla diaspora. Lei fu catturata, subì ogni genere di violenza e solo per una coincidenza rocambolesca riuscì a fuggire e mettersi in salvo. Ora Nadia è diventata il volto di un popolo dimenticato e, giorno dopo giorno, combatte una battaglia difficile e dolorosa, quella per la memoria. La sua comunità è ora divisa tra i campi profughi d’Iraq e la Germania.

Dai campi di profughi in Grecia ai raduni di sopravvissuti a Berlino, dal Parlamento canadese alla sede della Nazioni Unite, questa ragazza giovanissima continua a raccontare la sua storia e trova il coraggio di ripercorre ancora una volta quei momenti terribili, riaprendo ferite recenti, perché quanto accaduto, e sta tuttora accadendo, non passi sotto silenzio, perché la sua voce diventi il grido di speranza di un intero popolo.

“Vorrei essere conosciuta come una brava studentessa, una brava sarta, un’atleta, una truccatrice, e non come un’attivista” dice Nadia a un certo punto del film-documentario, ricordandoci i suoi semplici desideri di una ragazza come tante che, non per colpa sua, non ha potuto scegliere il suo destino.

Sulle sue spalle

Autore dell'articolo: Giuseppe Sacchi