La Befana Vien di Notte, una conversazione con Paola Cortellesi

Giovedì 27 dicembre esce nelle sale cinematografiche italiane la commedia 'La Befana vien di notte', con Paola Cortellesi che di giorno è maestra delle elementari ma di sera si trasforma nella leggendaria Befana

Paola Cortellesi ci racconta la “La befana vien di notte” di Michele Soavi, produzione Lucky Red con Rai Cinema. Dopo il successo dello scorso anno di Come un gatto in tangenziale la popolare comica e attrice torna al cinema dal 27 dicembre nei duplici panni della maestra Paola di giorno e della Befana di notte, nel senso proprio della vecchina che vola su una scopa e porta dolci, o carbone, a seconda di come si sono comportati i bambini.

Superare l’insulto sessista ‘sei una befana‘, è questo l’obiettivo del film. “Chi guarda il film capirà che può anche essere un complimento perché questa Befana è una specie di supereroina, come lo sono tutte le donne”, dice Paola.

Per diventare Befana è stato necessario un grande lavoro di make-up “quasi 5 ore di trucco

“Un grande sforzo fisico, sicuramente, basti pensare che magari un giorno alle 10 dovevamo iniziare le riprese sul set e quindi dovevo uscire di casa nel cuore della notte per consegnarmi in tempo al truccatore.

E a proposito di sforzo fisico, nel film ci sono tante scene d’azione…

Alcuni stuntmen, coordinati da Emiliano Novelli, ci hanno insegnato come rendere certe cose credibili, accorgimenti molto interessanti. Io sono andata a mimare il volo della scopa sul Macomoco, che una specie di braccio che si muove in tutte le direzioni: si muove come sulle montagne russe, tu sei completamente imbragato e così fingi di volare, sullo sfondo il chromakey”.

Cosa l’ha attratta ad interpretare questo personaggio, al di là di una chiamata di lavoro? 

” La cosa che mi è piaciuta subito quando mi hanno chiesto di interpretarlo è che questo è un film di genere e in Italia se ne fanno pochi, li importiamo spesso dagli Stati Uniti. Un film di genere tutto italiano dal momento che la protagonista è una Befana italiana, cioè una protagonista tutta italiana, perché la Befana è un personaggio tutto proprio italiano, che altri Paesi non hanno.

Cambierebbe la scopa con un ombrello?

“Di Mary Poppins ce n’è una sola, è un personaggio (Julie Andrews, ndr) inarrivabile. Sono cresciuta con il film originale, non conosco il sequel, ma comunque no, mi tengo la mia scopa che nell’audience internazionale, è una novità, perché è una cosa solo italiana. E poi anche perché la Befana è una donna che tutti trovano brutta, però in questa storia quando a mezzanotte diventa un qualcosa che non può piacere a nessuno, trova invece occhi e gesti amorosi, amorevoli, che l’accettano per come è. Piace ad ogni donna sentirsi dire ‘Mi piaci così come sei, pur se sei una cozza’. Gli occhi dei bambini l’ameranno”.

Una definizione su di lei e che sia “la moderna Monica Vitti”

“No. Monica è una grande attrice, a cui certo faccio riferimento, cerco di imitarla ma lei è uno dei riferimenti culturali del nostro Paese, della nostra storia cinematografica, ma anche televisiva. E’ una donna che ha in sé tutti i generi possibili e che ha avuto modo e coraggio nella sua epoca di sperimentarli tutti, non restando però mai prigioniera di un’etichetta, di un genere. Un’attrice che ha lavorato nei film di Antonioni ma che è anche riuscita a riportare in televisione l’avanspettacolo. Ha in sé tutte le qualità che mi piacciono, e che ammiro, in una grande attrice. Tanti film seri ma anche quelli carichi di comicità. Quindi, guai a paragonarmi a lei”.

 

Autore dell'articolo: Giuseppe Sacchi