Mi fingo distratta facendo quattro chiacchiere con Diana Tejera

La cantautrice romana sarà in concerto domani al live club Na cosetta nel quartiere Pigneto per presentare il suo ultimo album "Mi fingo distratta"

Dopo sei dischi e collaborazioni importanti, Tiziano Ferro, Chiara Civello, Ana Carolina solo per citarne alcune, nel 2018 Diana Tejera è tornata per incantare gli amanti della musica autoriale con un terzo album da solista. Mi fingo distratta è il titolo di questa ultima prova da funambola, suadente, come ci si aspetta da un’artista complessa, elegante. Dodici tracce per svestire e rivestire le emozioni, incatenarci ad armonie fluttuanti, talvolta ardite per non abituare l’orecchio poiché è l’anima che va sedotta, sorprendendola. Le parole reinventano la metrica dell’amore: disincantato, eppure non recluso, né rimandato, né arreso, tutto da ritrovare nel sorriso maturo dell’ironia, a volte tagliente.

Il sorriso di Diana, anche a telefono, possiede sofisticate sonorità, sfumature accattivanti come lo swing jazz di fiati maestri della bellissima Abito, quinta traccia dell’ultimo album. L’agilità dell’approccio disarma subito l’imbarazzo delle prime conversazioni tutte da inventare, la nostra diventa racconto breve di una donna che tra musica e poesia ridipinge a sferzate di arancioni e rossi i propri orizzonti.

Canti e scrivi dell’amore nei tuoi pezzi. Da Paranoia, con i Plastico, a Degni di esistere, a Killer Loop, a Resto sola, la prima traccia del tuo ultimo album. Quante Diana, quante versioni di te sono custodite in questi versi spiegati nella trama del tempo?

Mica è facile risponderti! Ci sono tante versioni di Diana. Tutte diverse. E per fortuna, aggiungo. I cambiamenti che mi hanno accompagnata, quelli che ho indossato, lasciano tracce nei testi delle canzoni e credo si avverta. Nel mio modo di vivere l’amore, se volto lo sguardo indietro, mi vedo forse più ‘scomposta’ nelle reazioni alla fine di una relazione. Prevaleva una voglia di rivalsa, una ribellione manifesta quando ad un certo punto veniva meno quella corrispondenza tra l’immagine dell’amore ed il soggetto che ne aveva le fattezze. Era come se avvertissi il bisogno di ‘eliminare’ quell’oggetto del desiderio deluso, forse per zittire il dolore. In Paranoia è come se scegliessi di collocarmi al di sopra dell’altro e mi dilettassi in una benevola e sferzante presa in giro dello stesso. Un modo ironico per guardare una persona che appunto tendeva alla paranoia. Difficile, a dir poco, è condividere il tempo con chi accanto interpreta ed indaga ogni tuo gesto. In Degni di esistere, Diana è ancora involuta come persona. La delusione per un amore finito è ancora mista a rabbia. Certo la rabbia, in un certo senso, fa bene, ma già sentivo che in qualche modo bisognasse direzionarla tutta quell’energia. Non possedevo ancora gli strumenti per farlo e c’è quindi un livello comunicativo vagamente vittimista. Qualcosa che oggi non contemplo. In Killer loop, scritto da Patrizia Cavalli, Diana fa sicuramente un passo in avanti. C’è l’ironia e la ribellione all’idea di comunione con l’altro, una sorta di dichiarazione di indipendenza dall’amore, un’affermazione del sé che sosta nella dimensione creativa dell’autoerotismo. È in Resto sola che mi sento più a mio agio. C’è una maggiore consapevolezza della finitezza dell’amore così come delle dinamiche di reciprocità. Finalmente l’accettazione del dolore come parte integrante di un cammino che si intraprende in due. Prevale quindi un senso di liberazione, di riappropriazione della propria vita con orgoglio, se vuoi. Non si indugia troppo in malinconie, sebbene da qui nasca a volte la poesia.

Mettiamo il caso tu sia in un locale. Tutto è pronto per il concerto che dovrai tenere da lì a qualche minuto. Il pubblico è composto da un solo spettatore. La luce dei faretti ti impedisce di metterlo a fuoco. Non sai chi sia. Cosa fa Diana Tejera?

Mi è accaduto una volta. Potrebbe essere l’incubo peggiore per un artista, eppure cercherei sicuramente il contatto. Scenderei dal palco e lascerei che la conversazione fluisca, si facesse vita. Chiederei se desideri suoni per lui o per lei o se non sia meglio andare a mangiare qualcosa! Di certo esprimerei tutta la mia gratitudine per quella presenza. Un artista ha come un’inclinazione verso il proprio pubblico e se anche questo sia composto da un solo spettatore, quel senso di rispetto e gratitudine fa parte di me, sarebbe dovuto e sentito comunque.

Mi fingo distratta è l’album che ti consacra come artista sia in ambito nazionale che internazionale. Diana Tejera è diventata grande in un senso ampio, denso. Cosa ti aspetti dal futuro, cosa desideri regalare al tuo futuro?

Da vari punti di vista posso dirmi soddisfatta, ma la soddisfazione è uno stato di grazia che ha bisogno di nutrimento, quotidiano. Quello che mi aspetto dal futuro è qualcosa che mi aspetto da me stessa. Il mio percorso da artista è frastagliato ed intriso di ricerche, le chiamo ricerche esistenziali. Ecco quello che mi aspetto, nel presente, come nel futuro, è la comprensione da parte del mio pubblico di questo percorso. Credo che la bellezza e la bontà di una carriera artistica insista nel farsi ricerca costante perché questa dimensione appartiene a tutti alla fine. Attraverso il mio lavoro, cerco un linguaggio che possa essere condiviso, compreso da tutti. Raccontare attraverso il connubio di musica e parole percorsi di ricerca, di cambiamenti. L’arte è un linguaggio comunitario che può parlare intimamente a livello privato. È il mio modo di stare nel mondo, di restituire al mondo qualcosa. E sono proprio le persone che mi stanno intorno, pubblico compreso, a restituirmi forza. Come artista, mi piacerebbe poter suonare di più dal vivo. Organizzare sempre più concerti. La dimensione dal vivo crea dinamiche di maggiore scambio ed è artisticamente un momento di sperimentazione e crescita. Questa difficoltà a fare concerti dal vivo è un problema abbastanza diffuso, se vuoi, causato da una congiuntura sociale ed economica che auspico sia presto superata. Personalmente non vi rinuncio ed è per questo che mi sono attrezzata per continuare a fare musica e concerti, anche da sola. Vivere artisticamente è il mio desiderio, ma è anche la mia missione, come ti dicevo è il mio modo di stare nel mondo.

Il 2018 è stato un anno importante per le donne, attrici, artiste in generale, ma non solo. Il movimento #metoo a partire dall’ottobre 2017 è tornato alla ribalta per denunciare la diffusione di pratiche molestatrici e violente nei confronti delle donne in diversi contesti professionali. In Italia, il movimento #metoo ha scatenato scetticismo, sul piano social è stato spesso trattato con un’aggressività verbale intollerabile, spesso proprio nei confronti delle vittime. Qual è la tua posizione rispetto alla questione?  

Devo ammettere che l’oblio seguito ai primi segnali di reazione e tentativi di organizzazione del movimento in Italia, mi ha stupita. Il movimento #metoo, al di là di tutte le polemiche e del gossip al quale è stato ridotto in Italia, ha il merito di accendere una luce su aspetti importanti e fatti gravi che accadono nel mondo del lavoro in generale e nel mondo dello spettacolo con una frequenza che non andrebbe mai tollerata. È sicuramente conseguenza di una visione ancora maschilista o machista delle relazioni di genere anche professionali. Mi sento di esprimere la speranza che il movimento, in Italia, ritrovi energia. Nel mio piccolo, nel privato come nella sfera professionale, cerco di mantenere alta la mia attenzione. Resta fondamentale il non tirarsi indietro nemmeno in una semplice discussione tra amici o conoscenti per difendere posizioni e dignità professionale. È una responsabilità cui un’artista, soprattutto se donna, non può e non deve sottrarsi, almeno non dovrebbe.

Il tempo è volato via con grazia, gli impegni inseguono e quindi salutiamo Diana Tejera e le diamo appuntamento al prossimo concerto dal vivo. Le parole, le battute, gli spunti sono ora tutti riordinati. Se si ha la fortuna di dubitare dell’amore per questa stagione o la prossima, c’è sempre una scelta. Ci si può inciabattare il cuore, frullare le budella degli amici, trascorrere qualche pomeriggio passando clinex ad una psicologa esausta, oppure si può scegliere di andare in caffetteria al centro, incollarsi i padiglioni alle auricolari e ascoltare Diana Tejera. Semplicemente fingersi distratti.

Diana Tejera sarà domani 11 novembre in concerto a Na Cosetta in via ettore giovenale 54 | pigneto. Inizio ore 21

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Autore dell'articolo: Imma Tuccillo Castaldo