Ronaldo, un caso, non in Italia

Riflessioni, constatazioni e domande a margine della causa contro Cristiano Ronaldo negli Stati Uniti per presunto stupro

A una settimana dallo scoop di Der Spiegel, il 28 settembre, sulla causa intentata a Las Vegas da Kathryn Mayorga contro Cristiano Ronaldo per presunto stupro, ben sette giorni dopo che tutti i media tedeschi e internazionali hanno riportato la notizia, si comincia in Italia a non poter più ignorare il caso.

Come redazione prevalentemente femminile di The Spot News abbiamo finora osservato in silenzio, finché non abbiamo pensato che “il caso Italia nel caso Ronaldo” meritasse almeno una riflessione. 

Chiariamo. Non siamo propense a giudizi sommari perché siamo giornaliste donne, o perché The Spot News abbia più volte scritto di #MeToo. Tutt’altro. Peraltro, dal caso Weinstein in poi, è diventato evidente quanto gli scandali siano stati anche vettori di interessi personali e economici e soggetti a manipolazioni politiche, e che non tutto è ciò che sembra, né tutto vada dato per scontato, come dimostra l’elezione ieri di Kavanaugh. 

Quindi ben lungi dal voler soffiare sul fuoco. Semplicemente non si può rinunciare a evidenziare delle notizie e a porsi delle domande. 

Un insolito understatement

Quindi, l’insolito understatement italiano.

Eppure si tratta di un caso internazionale, risalente al 2009, che si gioca tra Las Vegas, Lisbona e Londra, e che coinvolge, a torto o a ragione, l’astro assoluto del calcio mondiale. Eppure tutto nasce dall’inchiesta di uno più prestigiosi settimanali di giornalismo investigativo del mondo, Der Spiegel (Tiziano Terzani ci ha scritto per trent’anni) da parte di un pool di giornalisti: Rafael Buschmann, Andreas Meyhoff, Nicola Naber, Gerhard Pfeil, Antje Windmann, Christoph Winterbach, Michael Wulzinger. 

Eppure lo spazio dedicato recentemente dalla stampa italiana ad Asia Argento avrebbe lasciato presagire un analogo trattamento. Certamente, con Asia, oltre alla notizia, c’era anche il rovesciamento a suo sfavore, delle accuse bandiera del movimento di donne da lei sostenuto. Un contrappasso che ha ricevuto paginate non senza una sottile vena di compiacimento. Tuttavia, pur in assenza di una simile nemesi, Cr7 è per fama decisamente superiore e le due vicende sembrano avere almeno un punto in comune: l’intesa economica con la controparte in cambio del silenzio. In questo caso –  on line sul giornale tedesco – 375 mila dollari. 

Un silenzio “illegittimo”

C’è voluto il crollo in borsa venerdì della Juventus per attirare l’attenzione in Italia, e mentre il titolo scendeva, i titoli dei siti sono saliti di posizione, agganciandosi ieri alla nuova puntata del sequel: la scomparsa delle prove raccolte nel 2009 sul presunto stupro. 

Il fatto è emerso in seguito alla causa presentata al tribunale ordinario dal nuovo avvocato di Kathryn Mayorga, Leslie Mark Stovall, un 65 enne con coda di cavallo bianca e stivaletti western. La causa verte proprio sull’accordo tra le parti, il settlement,ritenuto “illegittimo”: “Si può chiedere il silenzio sulla ricetta della Coca Cola – aveva affermato a Der Spiegel – ma non per nascondere un crimine. Nascondere un crimine è un crimine”. E così oltre all’atleta, Stovall ne chiama in causa anche gli avvocati, numerosi, con vari studi legali di supporto, “una colonna di pulizia” – così i giornalisti tedeschi – che si è messa in moto nel 2009 subito dopo la nottataccia in un hotel di Las Vegas. Per le leggi del Nevada lo stupro è il secondo reato dopo l’omicidio e, una volta documentato dalla polizia, non cade mai in prescrizione.

La nuova notizia pubblicata dai giornalisti di Amburgo l’altro ieri, venerdì 5 ottobre, è degna del miglior hard boiled. Nonostante la polizia di Los Angeles, tre giorni dopo l’uscita del primo articolo di Der Spiegel avesse affermato di avere ripreso le indagini, secondo quanto riferisce il legale della donna avrebbe tuttavia smarrito le prove e la documentazione del 2009: referti ospedalieri, dichiarazioni, indumenti strappati.

E questo sì, l’abbiamo letto ieri su alcuni siti. La notizia è piaciuta, insieme a dichiarazioni riprese dal settimanale tedesco che l’atleta stesso avrebbe reso allora ai suoi legali rispondendo ad approfonditi questionari per preparare la difesa, frasi poi in parte smentite, tra cui che la ragazza gli avrebbe detto: “Non farlo, non sono come le altre”. Risultano anche particolari scabrosi, riportati con dovizia da vari siti. Materiali finiti nelle mani di Der Spiegel che lavora al caso da un anno e mezzo e che si è avvalso del supporto di attivisti on line di Football Leaks.

Il caso scotta

Un articolo italiano molto documentato è quello del 2 ottobre di Marco D’Ottavi su Ultimo Uomo, a cui si può rimandare per approfondire e che a sua volta si interroga sul silenzio italiano, cercando di rispondere.

Certamente il caso scotta e sono troppo grandi gli interessi in gioco. Non si può pensare che sia questo a influenzare le scelte, pro o contro la pubblicazione, da parte degli editori nel nostro Paese, non estranei al mondo del calcio, e indubbiamente le querele annunciate allo Spiegel e a chi riprende il loro servizio hanno frenato qualche tastiera. Ma la censura pronunciata ieri dall’autorevolissimo Sports Illustrated e ripresa dal Corriere nella rassegna stampa internazionale dovrebbe aver suggerito alla Juventus e al suo campione, cui ha confermato la propria fiducia, un approccio meno assertivo: “Perché è stonato il commento della Juve all’accusa di stupro contro Ronaldo” titola la testata sportiva americana. Come riporta Tommaso Pellizzari “a giudizio del settimanale Usa, la Juventus ha commesso almeno due errori: svalutare la gravità di un fatto solo perché successo poco meno di dieci anni fa e non mostrare la minima compassione per le vittime di abusi sessuali. Il risultato è che «un’altra stella ottiene l’indiscusso beneficio del dubbio e un’altra presunta vittima mostra perché, se la storia va come lei stessa ha descritto, è rimasta in silenzio per così tanto tempo». Nel derby, è il caso di dirlo, tra grandi testate, il Corriere ha la meglio e oggi esce con una pagina, e apre in queste ore il sito, riprendendo quanto lo Spiegel va dicendo da otto giorni e con gli ultimi aggiornamenti. 

Resta, più in generale, da sospettare che la consapevolezza della gravità di una violenza personale a una donna sia ancora troppo bassa nel nostro Paese, purtroppo, perché si alzi la soglia di attenzione. La soglia si alza quando entrano in gioco ben altri interessi e non sempre espliciti.

Il copione non è noto

Non sappiamo ancora di preciso che cosa ci si stia presentando davanti.  

Ora si muovono anche i sentimenti. Ieri sono intervenute su Instagram la mamma e la sorella del campione, il quale, nonostante le proprie e altrui dichiarazioni di fiducia, anche dai propri sponsor, vive senz’altro a sua volta un momento difficile, alleviato dal gol segnato ieri.

Ma prima di licenziare il tutto come un copione già noto, magari tra un bruto insospettabile, un avvocato senza scrupoli e una starletta in cerca di notorietà –  tra l’altro la Mayorga risulterebbe ai giornalisti tedeschi aver sofferto di disturbi di apprendimento e di attenzione, ed esser quindi una persona fragile  – ecco, prima di finali facili, cerchiamo di essere seri, ritenendo tutti presunti innocenti fino a prova contraria, ma senza chiudere gli occhi perché non ci piace quello che vediamo. 

 

Autore dell'articolo: Luisa Martinelli