“Go Home – A casa Loro”, zombie in un centro per migranti

Nel film di Luna Gualano, presentato alla Festa del Cinema di Roma, estremisti di destra ed esponenti dei centri sociali si trasformano in morti viventi

Quando un’invasione zombie inizia in un luogo molto più vicino di quello che si possa pensare, magari a pochi passi da casa tua, allora non c’è più scampo e anche un centro di accoglienza può trasformarsi nello scenario perfetto per realizzare uno zombie movie.

E’ quello che accade in Go Home – A casa loro, un’opera tutta italiana, di Luna Gualano, che lo ha anche co-ideato, montato, e co-prodotto; un film indipendente e low budget presentato al 13° Festival di Roma nella sezione Alice nella città.

Una scelta ardita ma azzeccata visto che il film della Gualano sta riscuotendo un incredibile successo. E come potrebbe essere il contrario, visto che l’idea è geniale quanto semplice: la metafora politica del morto vivente. Qui il seme dell’odio riesce a trasformare, nella periferia di Roma, fascisti, rifugiati politici, e anche qualche compagno in veri e propri zombie.
Il ‘caro e vecchio’ zombie al quale ci abituati Romero e poi quello di tutta la nuova saga di film e di serie tv che imperversano sullo schermo, viene qui sostituito dai militanti e dagli ospiti del centro di accoglienza. Un gruppo di ragazzi di estrema destra, infatti, si riunisce a Roma per protestare contro l’apertura di un centro d’accoglienza. Ad un tratto, però, scoppia una rissa con i manifestanti della fazione opposta e il tutto si trasforma in un’apocalisse zombie. L’unico a sopravvive è Enrico che trova rifugio proprio presso i richiedenti asilo che voleva far sgomberare. All’inizio diffidente dovrà, invece, optare per la cooperazione con loro per tentare di restare in vita. Cosa accadrà in 80’ minuti?!

Gli zombie, dunque, diventano metafora della crescente insofferenza verso i migranti e della loro crescente vulnerabilità. Ma è anche vero che difronte ad una vicenda come questa, tutti, indistintamente, diventano vulnerabili ed è chiaro che la sopravvivenza non ha nazionalità e colore e che davanti al pericolo solo l’aiuto reciproco può essere salvifico.

L’intento della regista è chiaro. Un messaggio diretto e che viene espresso senza inutili moralismi.
Avvincente, spaventoso, ironico, a volte anche un po’ troppo semplicistico e con interpretazioni non incredibili, un film moralmente brutale, soprattutto nelle ultime sequenze, che riesce a raccontare una realtà che ci appartiene e che ci circonda.
La Gualano per realizzare Go Home è riuscita, non solo a coinvolgere nel progetto nomi noti dello spettacolo (tra cui Zerocalcare che ha disegnato la locandina), ma è stata anche in grado di organizzare un’operazione di integrazione. I protagonisti del film, infatti, hanno partecipato ad un workshop gratuito di cinema e recitazione che è riuscito a coinvolgere molti dei migranti presenti sul territorio romano.

Go Home – A casa loro è un urlo di rabbia, è un modo per dire quello che non si vuole sentire né vedere e che può essere raccontato anche in un horror sui generis.

Autore dell'articolo: Luana Martino