Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

Ecco una fantasmagorica rubrica o ‘guida galattica per gli autostoppisti’ improvvisati, per guardare le stelle con gli occhi dei fiori scoprendo che fiore siamo, come stiamo crescendo, sbocciando, con quali forme e quali resistenze

A’ho!

Così vi saluto, cari lettori e care lettrici. Potrebbe sembrarvi un po’ troppo alla mano se doveste confonderlo con un più romanesco ‘ao’. Eppure di un saluto alla mano si tratta: è quello che si rivolgevano nelle immense praterie i nativi indiani d’America, ad ogni incontro. Così diverso dall’inesistente che noi conosciamo, l’ ‘augh’ del far west in pellicola, quel suono veniva accompagnato dalla mano alzata con il palmo rivolto in avanti e le dita, indice e medio, accostate; ad indicare coloro che dapprima separati tornavano ad unirsi. È un augurio per chi si incontra, perché non vi sia separazione, ma unità dell’ ‘io’ e del ‘tu’.

Qui giunge il mio momento, quello in cui guardi il cielo infinito, come ha fatto Roosevelt ogni sera prima di addormentarsi, per ricordare di quanto siamo piccoli: piccoli come un fiore, un chicco d’uva, un lumino nella volta celeste. Non fosse così, avrei tante certezze e verità inossidabili da raccontarvi su di me e sul mondo, su quello che qui mi compete cioè sul come stare bene sulla Terra. Pianeta meraviglioso, direbbe chi ne ha visto di altri, che più bello non ce n’è. Piuttosto vi racconterò delle centomila, nessuno e una ‘me’ che nel corso di questa vita sono cresciute, sbocciate e appassite, per lasciare spazio a nuove ‘me stessa’: armoniosa, fragile, gracile, splendida, atleta, studentessa, ricercata e scelta. Ed ancora scrittrice, amante, tenera, cooperante, lettrice, poetessa, cameriera, tata, manager, architetta, artista, musicista, cantante, operatrice, a volte come un’ape, a volte come una formica, a volte e sempre. Così è se vi pare. Trentasette: 37 anni di ricerca continua, umile, profonda e sincera.

Tra tutti i mondi, in cui potevamo nascere, abbiamo scelto il giardino della terra: siamo giunti qui per imparare, dicono. Frequentiamo una scuola, la vita, fatta di giorni, ore, attimi che corrispondono ad un granello di sapienza in tutto l’universo. Ma quel granello, che grandezza! Che magnificenza! Siamo qui non per stare bene. Di ben-essere, s’intende, dovremmo esser capaci tutti. Siamo qui per godere di un paradiso. Dante ce lo narrò in molti modi, immaginabili ed inimmaginabili; così Omero, la Bhagavadgītā, i poeti, così le stelle, immancabili sorelle. Siamo qui per capire come abitare il paradiso sulla Terra, incamminandoci in una valle di chiaroscuri, attaccando il nostro carro ad una stella, perché ci guidi lontano. Di questo paradiso, dice Dante, ne abbiamo traccia: di esso ci sono rimaste le stelle, i fiori, i bambini.

‘‘I fiori sono gli occhi con cui guardare la natura’’ diceva un viaggiatore terrestre di nome Gerhard Uhlenbruck . Non si può cogliere un fiore senza turbare una stella: le cose sono unite da legami invisibili, ce lo insegnava Galileo Galilei.

In questa fantasmagorica rubrica o ‘guida galattica per gli autostoppisti’ improvvisati, libro di Douglas Adams da avere sotto mano per navigazioni di fine estate, ci fermeremo a guardare le stelle con gli occhi dei fiori scoprendo che fiore siamo, come stiamo crescendo, sbocciando, con quali forme e quali resistenze. Attraverso quegli occhi floreali leggeremo la volta celeste, come libro aperto: ad ogni pagina c’è una storia già letta ed una da raccontare, milioni da scrivere ancora. Di ciascuna ne siamo i registi, gli autori, gli attori, le comparse ed il pubblico.

Quello che vi raccontano le stelle non prendetela sul personale. Prendete invece la vostra persona, sdraiatevi su di un prato fiorito ed osservate esitanti lo spettacolo della vostra esistenza che mette in scena maschere e miti racchiusi nel cuore di ogni cosa. Dal più piccolo al più grande dei granelli che ci compongono, siamo fatti della stessa sostanza dei sogni: ha ben ragione a ricordarcelo William Shakespeare. Per questi sogni, per quei paradisi già raggiunti, per quelli desiderati, sarò qui a raccontarvi ogni mese una storia tutta da leggere e reinventare e con voi ‘butterò questo mio enorme cuore/tra le stelle un giorno/giuro che lo farò’. Vi aspetto, se vi pare, il 5 settembre, su TheSpot.news. Da Via del Campo, è tutto.

 

 

[Credits: Ryan Heffron,  Sunflowers blooming under The Milky way]

Autore dell'articolo: Tatiana Vecchiato