Come ti divento bella, la recensione

Amy Schumer nei panni di Renée Bennett in 'Come ti divento bella' di Abby Kohn & Marc Silverstein, in sala dal 22 agosto tenta, ma senza riuscirci, di infrangere il tabù dei giudizi estetici

Quando Renee Bennett (Amy Schumer) si guarda allo specchio, vede soltanto una donna che non vale abbastanza e che si sente invisibile, pur con il posto fisso, un appartamento decoroso e degli amici fedeli.

Tutti lottano con la propria immagine, alcuni più di altri. All’inizio del film,  Come ti divento bella, titolo originale, I feel Pretty, Schumer  è solo l’esempio di una donna “normale” a cui non piace il proprio aspetto. Vuole essere bella, di quel tipo di bellezza inconfutabile che porta con sé un sacco di privilegi. Il tema che i due registi, Abby Kohn e Marc Silverstein, hanno voluto affrontare è abbastanza ovvio. L’auto-accettazione in  una società ossessionata dall’immagine. Come se non bastasse, l’amore per se stessi  lo dobbiamo sentire  dentro di noi!

Ma passiamo alla trama. Un giorno durante la lezione di spinning,  la protagonista cade dalla bici e perde conoscenza. Quando si risveglia, stordita, sanguinante e con una grossa ciocca di capelli in meno, si guarda allo specchio e rimane sconvolta. Il suo desiderio è stato esaudito: per la prima volta nella vita, può finalmente dire di sentirsi bella!

Dal momento che Renée è  convinta che la bellezza fisica e la magrezza siano gli unici criteri per il successo nel mondo, ora si pavoneggia con sicurezza mentre i suoi amici e colleghi, che non vedono alcuna differenza nel suo aspetto, si meravigliano della sua faccia tosta.

La sicurezza della protagonista si trasforma, ben presto, in arroganza. I registi insistono per tutto il film che l’autentica bellezza non viene da fuori, ma da dentro. Quello che  succede sullo schermo sorregge un messaggio banale e sottotemi discutibili.  Le battute non sono molto divertenti: “La bellezza è un fatto soggettivo ma adesso tu sei oggettivamente una brutta stronza!” è quella che non fa ridere per niente.  L’idea che Renée, pateticamente insicura, sia un’accurata satira di donne moderne, è sufficiente a far rabbrividire ogni femminista; Simone de Beauvoir e Betty Friedan, nel frattempo, si staranno rivoltando nella tomba al punto da inondare di fango il cimitero.

I registi perdono più di una volta  l’occasione per alzare l’asticella della qualità. Una su tutte la scena  in cui Renée  partecipa a una gara di costumi da bagno. Invece di lanciare una denuncia alla follia dei concorsi di bellezza , ci ritroviamo nel mezzo di un macello di natiche.  Per deflagrare nella banalizzazione quando  la protagonista, davanti all’amica modella lasciata dal fidanzato, realizza che anche le ragazze “copertina” soffrono d’amore.

Come ti divento bella, nelle sale dal 22 agosto,  è  un ritratto poco lusinghiero della cultura femminile contemporanea . Ma l’aspetto più irritante di questa inutile commedia, è il discorso finale in cui la protagonista dice ai telespettatori che l’accettazione di se stessi e una cosa semplice, quasi come spegnere un interruttore. Quando in realtà non lo è.  Affatto.

Autore dell'articolo: Monica Straniero