Girls of the Sun, l’epica resistenza delle combattenti curde

Al Festival di Cannes la storia di un battaglione femminile dell'esercito curdo che combatte contro l'ISIS per la libertà delle donne

Cate Blanchett, presidente di giuria alla 71esima edizione del Festival di Cannes,  si è piazzata in cima ai gradini del Palais des Festivals, alla testa di un gruppo di 82 donne in rappresentanza di 82 film di registe passati in concorso dalla prima edizione del 1946, mentre gli uomini sono stati 1.688.

Cate Blanchett (foto di Lavinia Pinzari)

Tutte insieme per “Les Filles du Soleil” titolo originario per Girls of the Sun, un film di guerra in pieno stile Hollywood dove i protagonisti principali sono le donne. Il film di Eva Husson in concorso  per la Palma d’Oro è prima di tutto un raccapricciante racconto degli orrori che le donne curde hanno subito per mano dei militanti e affiliati all’Isis.

Le donne curde sono originarie di un popolo diviso in quattro paesi e si sono ritrovate a confrontarsi con politiche che negano non solo la loro identità ma anche il loro genere. La vita di  una di loro, Bahar, cambia del tutto quando  l’ISIS  fa irruzione nel villaggio in cui vive. Gli uomini sono giustiziati, le donne catturare ,torturate e ridotte a schiave sessuali. La loro volontà viene piegata portando via i figli che vengono trasformati in assassini.

Mentre la struttura del flashback è a tratti sconnessa fino a sfiorare la goffaggine, la storia è orribilmente accattivante. Nel ruolo di Bahar troviamo una straordinaria  Golshifteh Farahani, una donna che dopo essere sopravvissuta alle barbarie dei suoi carnefici, decide di guidare un plotone di combattenti curde per sconfiggere un nemico che le disumanizza. Perchè il loro stupro non è solo concesso ma raccomandato come atto di purificazione. Ad accampagnarle una fotoreporter francese, Mathilde (Emmanuelle Bercot).

In un’epoca in cui ogni film di guerra vanta un messaggio contro la guerra, Girls of the Sun non è il tradizionale trattato pacifista.  “Se dal nostro seno  uscisse il petrolio e non del latte, la coalizione sarebbe arrivata molto prima”, dichiara nel film una combattente. Un’affermazione indigeribile anche per chi plaude alla guerra giusta.

“Le combattenti curde – spiega Husson – non sono dei bei visini della guerra. Sul campo le unità femminili hanno mostrato un coraggio e una determinazione pari a quella dei uomini. Molte di loro sono morte combattendo nel 2015 per difendere Kobane dall’Isis”.

Bahar e Mathilde sono  anche madri che soffrono l’assenza dei propri figli. Il figlio di Bahar, Hemin è stato rapito dagli estremisti, mentre la figlia di Mathilde, Iris, è a casa in Francia, in attesa del ritorno di sua madre. Ma entrambe rischiano la propria vita per affermare uno stato di diritto e democrazia. Bahar ha deciso di imbracciare i fucili perchè vuole mostrare ai jihadisti che le donne non sono schiave. “Noi non abbiamo paura – dice nel film – loro sì: credono che se saranno uccisi da una donna non andranno in paradiso.”

Dal canto suo Mathilde difende l’idea che il giornalismo debba fare il proprio lavoro libero dai condizionamenti che ogni potere, governo e interesse tentano di imporgli.  Les Filles du Soleil sostiene il dovere del reporter di pubblicare la verità  contro i tentativi sempre più sofisticati di disinformazione. Lo dice apertamente Mathilde  a Bahari . “La gente compra promesse, sogni, qualsiasi cosa per evitare di vedere questa merda”.

Autore dell'articolo: Monica Straniero