Crisi politica in Italia: Non è questione di euro sì o euro no

Dopo 84 giorni di crisi, dopo una campagna elettorale giocata tutta sul tema dell'immigrazione e della sicurezza, è saltato tutto. Una crisi senza precedenti dove la violenza dello scontro annulla la possibilità di arrivare a soluzione pragmatiche

In Italia è in atto uno scontro istituzionale senza precedenti. Uno scontro frontale che rende difficile se non impossibile esaminare nel merito le ricadute che un’uscita dall’euro potrebbe avere, in positivo come in negativo, per l’economia, le banche, il debito pubblico, i risparmi degli italiani.

E così siamo punto e daccapoL’ex alto funzionario del Fondo monetario internazionale (FMI) soprannominato “Mr. Forbici” o Mr. Spending Review in virtù dell’incarico di Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, ricevuto nel 2013 dal governo Letta, Carlo Cottarelli è stato incaricato dal Presidente Sergio Mattarella a formare un governo tecnico dopo il veto sulla scelta di Paolo Savona a capo del Ministero dell’Economia. Il professore anti-euro” per la sua posizione critica nei confronti della moneta unica da anni auspica un cambiamento delle regole del gioco in un’Europa germanocentrica e rigorista dove oggi è difficile elaborare una ragione unificante che sostituisca l’antica motivazione che era quella di contrapporre un blocco occidentale, coeso e unitario, al monolitico blocco sovietico.

Inutile a dirsi, Cottarelli, un presidente del Consiglio, ancora una volta, non eletto alle urne, è l’uomo chiamato a smorzare lo spread e a rassicurare Bruxelles su un governo italiano stabile e pro europeo. Perché in un periodo di tassi bassi o negativi sui mercati, una bella crisi istituzionale e la conseguente instabilità sono una vera e propria manna per investitori mordi e fuggi e  speculatori. Inutile a dirsi, Cottarelli sarà un Presidente del Consiglio senza lo spazio necessario per far passare le sue idee, ovvero consentire all’Italia di seguire le direttive su spesa pubblica e debito. 

Fatto sta che tra partiti che gridano al complotto (Lega e 5 stelle) o fanno finta di niente (Pd), la corsa dello spread non si arresta e vola oltre 300 punti base con tasso di rendimento di oltre il 3%, arrivando precisamente al 3,22%. E questo nonostante il supporto della Bce che nell’ultima settimana starebbe acquistando titoli di Stato italiani per ridurre la volatilità dell’obbligazionario governativo.  Rendimenti cosi alti sui titoli di stato non si vedevano dal 2014, soprattutto le scadenze brevi, perché le incertezze riguardano eventi imminenti come il prossimo voto.

Se Angela Merkel davvero pensi basti l’arrivo di Carlo Cottarelli per convincere la vulgata che non si assisterà ad una nuova Grecia, perché l’Italia ha un’economia molto più grande non ci è dato di saperlo. Siamo davvero sicuri che i partner europei, compresa la Merkel, siano ancora dell’idea che l’Italia sia too big to fail? È ancora sufficiente sperare nell’intervento della Bce per ridurre i costi dei fallimenti politici che si susseguono da anni?

Certezze non ce ne sono. Ad oggi, il conto da pagare sul fronte della spesa per rifinanziare il debito è ancora piccolo ma shock di mercato come quello a cui stiamo assistendo incidono sulla fiducia generale di investitori e imprenditori più ancora che sul costo del debito. Quanto a lungo gli investitori privati o istituzionali italiani, meno aggressivi di quelli esteri, possono sopportare una perdita prima che scattino gli “stop loss”?  Perciò, la caduta della fiducia potrebbe disperdere quel ciclo di investimenti che il governatore Visco ha richiamato oggi come base di quel poco di ripresa economica che c’è stata in Italia negli ultimi tre anni e riportare il Paese in una nuova fase di crisi, esasperando gli animi e generando malcontento.

Mentre esperti, accademici e politici che giocano a fare gli statisti si riempiono la bocca di argomentazioni di cui non sono convinti neppure loro, i cittadini sono costretti a vivere una quotidianità risicata. La drammaticità della condizione di milioni di italiani asfissiati dal tutto cambia perché nulla cambi è a livelli di allerta. Comincia a formarsi l’idea che tutti concorrano a voler destabilizzare ancora di più questo paese, si ha la pessimistica impressione che tutti gli attori intendano sbranare una carogna, compresi i presunti neo salvatori della patria o perplessi resilienti: mancano sempre i due liocorni.

Autore dell'articolo: Redazione