Tutti noi abbiamo una doppia vita, parola di Ozon

Francois Ozon crea un'allegoria cinematografica mozzafiato per rappresentare la doppiezza con cui conviviamo ogni giorno della nostra vita

Non è facile scrivere dei film di Francois Ozon. Il regista e sceneggiatore francese si diletta a sperimentare diversi generi. Si lascia prima ossessionare dai personaggi e solo dopo sceglie il genere adatto alla storia che vuole raccontare. E’ andata così anche con il suo ultimo film, Doppio amore, presentato  in anteprima nazionale al Rendez-Vous, dopo essere stato a Cannes 2017. La rassegna che propone il meglio del cinema francese si è svolta a Roma dal 4 al 10 aprile 2018, per poi estendersi a Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Torino.

La storia, ispirata a “Lives of the Twins” di Joyce Carol Oates, racconta di Chloé, giovane donna tanto bella quanto fragile,  che durante percorso di psicoanalisi, finisce per innamorarsi del suo analista, Paul, un uomo dolce e premuroso. Ma quando i due vanno a vivere assieme, Chloé scopre che Paul nasconde un segreto riguardo la sua identità. Un uomo fisicamente identico a lui, ma più rude e minaccioso, si aggira per la città. È Paul che ha una doppia vita? O è un inquietante gemello tenuto finora nascosto?

Ozon si è sempre distinto per lo stile di regia molto personale, per l’acuta osservazione psicologica, la complessità dei personaggi e le trame brillanti. Con Doppio amore mette in scena il tema dei gemelli come qualcosa di affascinante ma al tempo stesso mostruoso. “Durante le nostre ricerche sui gemelli ho scoperto l’esistenza dei gemelli parassiti”, ha raccontato il regista. “È stata una grande scoperta fatta mentre stavo scrivendo la sceneggiatura e si è rivelata subito fondamentale per dare una base di realtà alla storia“.

Filmare la psicoanalisi può essere molto noioso. È come quando le persone raccontano dei loro sogni. Non si ha nessuna voglia di sentirli. Così per catturare l’attenzione del pubblico, Ozon apre il film con una dissolvenza incrociata tra il primo piano di una vagina durante una visita ginecologica e il dettaglio di un occhio da cui spunta una lacrima. L’esame è solo l’ultima di una serie di tentativi di Chloè per trovare un rimedio al dolore persistente allo stomaco. Il suo medico le consiglia la psicoterapia: i dolori potrebbero essere correlati all’ansia?

La pellicola insegue il dualismo tra repressioni e pulsioni della protagonista, con un sottile vacillare tra sogno-desiderio-realtà. La tensione narrativa gioca con la suspense rimanendo comunque ancorata ad una realtà fluttuante, con momenti di delirio psicologico o fantastico.

Eppure una valanga di cose veramente bizzarre che sembrano in contrasto con lo stile oscuro di Ozon, rischiano di far virare il film verso il ridicolo. Ma il regista non se ne cura perché quando si tratta il tema della sessualità e del subconscio si è liberi di andare in posti molto strani e grotteschi.

Tralasciando quindi gli aspetti analitici del film, Doppio amore, nelle sale dal 19 aprile, ci dice in sostanza che noi tutti dobbiamo fare i conti con uno strano gemello che vive dentro di noi. Per tutta la nostra esistenza siamo costretti a cimentarci con la nostra intrinseca ambiguità e assicurarci che il lato dominante non prenda il sopravvento, assorba o uccida quello più debole.

Autore dell'articolo: Monica Straniero