Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia, ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia

In un angolo malandato e nascosto di Napoli, un presunto discendente dell’autore del Don Chisciotte della Mancia, il professor Cervante, ingaggerà, grazie all'aiuto di una combriccola stranamente assortita, una personalissima lotta contro il processo di disumanizzazione che sta attanagliando il mondo.

Fino al 22 aprile al Teatro Eliseo di Roma va inscena Circus Don Chisciotte ambientato nella Napoli dei giorni nostri. E’ tra le strade della città partenopea che il prof. Michele Cervante (Ruggero Cappuccio che firma la riscrittura e la regia), presunto discendente dell’autore del Don Chisciotte della Mancia, vaga senza meta. Ne esplora le periferie alla ricerca della strada per riconquistare con coscienza la propria identità, ribellandosi così a quel sistema che ha attuato un processo che oramai rende il mondo un posto dove il senso dell’umanità è stata sostituita da egoismo e cattiveria, facendo saltare così tutti gli schemi sociali.

Durante uno dei sui giri per le vie urbane, incontra su un binario morto di una vecchia stazione abbandonata, Salvo Panza (Giovanni Esposito), un senzatetto semianalfabeta dotato di un incredibile senso logico della vita ma incuriosito dalla poesia espressa da Cervante. E’ l’inizio di una amicizia che unirà in un legame profondo e visionario due uomini in qualche modo complementari per la loro visione dell’esistenza.. Salvo parteciperà alle temerarie imprese del suo condottiero lungo le strade di Napoli per soccorrere i deboli e combattere le ingiustizie di  un sistema globale malato e distopico, che sta conducendo il mondo a una progressiva disumanizzazione. Il dialogo tra i due è spesso fatto di rotture tra significato e significante che fanno scaturire i momenti più comici della piéce.

Ogni tanto arriva su quel binario senza fine e tempo, un treno che apre le porte del vagone facendo scendere personaggi che si uniranno via via al professore e al suo “alunno” nella battaglia utopica tesa a salvare l’essenza spirituale dell’umanità. Incontriamo così due ex ristoratori, moglie e marito (Gea Martire e Ciro Damiano), un prestigiatore della provincia di Venezia con la passione per i motori (Giulio Cancelli) e una principessa siciliana (Marina Sorrenti), la Dulcinea del professore che con le loro voci e i loro dialetti diversi creano armonie e dissonanze che ben si amalgamano nella storia narrata.

 

Autore dell'articolo: Maura Mancini