Bike sharing per l’inclusione sociale

Le bici del bike sharing gettate nei fiumi possono ritrovare nuova vita grazie all'iniziativa di cooperative sociali

Qualche tempo fa il colosso cinese di bike sharing Gobee bike, con sede a Hong Kong, in una mail inviata a tutti gli utenti (più di 45mila), ha annunciato di rinunciare al suo progetto di portare le sue bici «condivise» nel mercato europeo. Il motivo? Un business economicamente insostenibile, dicono. Più alte e più leggere delle Mobike, le bici di Gobee nel giro di poco tempo sono sparite dalle città. Sulle app sono introvabili. Molte sono state danneggiate. Alcune addirittura buttate nei fiumi.

 

Mentre a Roma, non si intravede la sagoma di un salvatore, a Firenze una parte delle bici rimaste sulle strade sono state recuperate dalla Cooperativa sociale Ulisse che da anni permette ai detenuti di Sollicciano di riparare le due ruote rotte della depositeria comunale per poi rivenderle.

In base all’accordo con la multinazionale cinese,  la Cooperativa avrà tempo fino al 30 giugno per rintracciare le bici sparse in città. Finora tutte le biciclette ritrovate sono state rinvenute in giardini privati.  Altre sono state recuperate in fossi, cortili condominiali o lungo argini di corsi d’acqua. Una volta, risistemate,  le biciclette saranno rivendute on line sui siti di Ulisse e Piedelibero.

Il ricavato servirà per sostenere il lavoro di detenuti e persone svantaggiate. Cristiano Sciascia della coop spiega: «Quando ci era stato proposto di collaborare al recupero di queste biciclette in cambio della loro donazione alla cooperativa, ci eravamo resi disponibili in virtù del nostro spirito ambientalista e con una visione di recupero e riciclo di possibili rifiuti».

Autore dell'articolo: Monica Straniero