Al Fuorisalone di Milano stanze sospese per i detenuti

Al Fuorisalone, la mostra “Stanze sospese” ripensa le condizioni abitative di chi è costretto a vivere in contesti di reclusione.

ROMA – Il sovraffollamento nelle carceri è una questione di dignità. Secondo il report sulle condizioni di detenzione “Torna il carcere”, realizzato dall’associazione Antigone nel 2017, sono oltre 190 le carceri presenti nel nostro Paese e circa il 40% di queste è stato costruito tra il 1980 e il 1999.

In cella non c’e’ spazio per respirare e neppure un po’ di intimità per i detenuti. Non c’è spazio per nessun movimento. Si sta male per l’aria che manca. Si mangia a turno perché non c’è spazio per più sedie. Si trascorrono le giornate sdraiati sul letto o a guardare la tv perché non c’è spazio per stare tutti in piedi dentro pochi metri quadrati.  Non c’è spazio per andare avanti e indietro se non di qualche passo. Non c’è spazio per armadietti e pensili, quindi la roba è ammucchiata sotto i letti.

L’obiettivo del progetto di design sociale “FornitureforAll”, nato dal dialogo tra un gruppo di architetti milanesi e la Fondazione Allianz Umana mente, è quello di convertire questi luoghi dove in qualche modo la vita sembra congelata in attesa di qualcosa in ambienti dignitosi e accettabili.  Il risultato è stato presentato al FuoriSalone nella mostra “Stanze sospese“, che fino a domenica 22 aprile è visitabile alla Siam (Societa’ d’incoraggiamento d’arti e mestieri  di via Santa Marta) a Milano. Un design sospeso, come il caffè, è messo a disposizione di chi ne ha bisogno.

Un gruppo di architetti e designer, insieme ad alcuni detenuti del carcere di Bollate, hanno ideato insieme un sistema di arredi mobili e flessibili per migliorare le qualità abitative all’interno delle celle. Ad esempio le  “barre multiuso” possono trasformarsi in mensole, appendi abiti o possono sostenere anche un tavolino smontabile e le sedie. Tutti gli arredi, realizzati con plastica dura riciclata, sono stati montati nel carcere di Bollate per essere testati.

“Ci auguriamo – hanno detto Giacinto Siciliano e Silvio Di Gregorio, Direttori delle case di reclusione di San Vittore e di Opera – che il progetto non si fermi ai prototipi e che si arrivi in tempi brevi a produrli in serie.”

Autore dell'articolo: Monica Straniero