My name is Adil, il bambino pastore che diventa un regista

Un racconto che costringe a confrontarsi su un fenomeno complesso e in costante mutamento, lontano dal racconto mediatico a cui siamo abituati

My name is Adil riesce a far vibrare corde profonde e a toccare temi caldi con una semplicità sorprendente. Proprio per questo il film – girato con il patrocinio di Amnesty International ed Emergency – è stato molto apprezzato sia dalla critica che nelle scuole, dove è stato scelto da tanti docenti per affrontare il tema dell’immigrazione. Forte di questo successo, Unisona ha organizzato un tour nazionale, dal 9 marzo al 31 maggio, per coinvolgere un pubblico ancora più vasto.

Il film narra la vita di Adil Azzab, originario del Marocco e immigrato clandestino in Italia. Realizzato con un budget ridottissimo e  con attori non professionisti,  è stato girato tra il Marocco e Milano. All’inizio del film vediamo Adil che è solo un ragazzino come tanti altri. Il suo sogno è continuare a studiare ma è costretto dal (terribile) zio a badare al gregge tutto il giorno. Se un agnello si perde sono botte. La mancanza di prospettive e le violenze dello zio lo spingeranno a fuggire in Italia. Una volta arrivato a Milano, dove suo padre è emigrato e lavora già da alcuni anni, le sue aspirazioni si scontrano con una realtà diversa da quella immaginata. Ma Adil non si perde d’animo e, a soli 13 anni,  decide di diventare elettricista. E ci riesce.  Oggi, che di anni ne ha 29, Adil è un regista ed educatore per minori stranieri non accompagnati.

My name is Adil, tramite il racconto in prima persona del protagonista, ci conquista con la profondità dei suoi personaggi e la perfezione della sua trama. I frequenti flash-forward o flash-back creano una sorta di continuità o di parallelismo tra l’Adil bambino che decide di partire per l’Italia, e l’Adil adulto, che intraprende un lento viaggio di ritorno a casa alla riscoperta delle sue origini. Per questo riusciamo a immedesimarci in lui e proviamo (o ri-proviamo) con lui anche tutte quelle emozioni forti e contrastanti che caratterizzano una partenza: alla speranza di un futuro migliore si associano il dolore e la paura del distacco.

Il film guarda anche al problema dell’immigrazione da una prospettiva diversa rispetto a quelli a cui siamo stati abituati negli ultimi tempi.  Senza scadere nel buonismo o in facili luoghi comuni, diventa il punto di partenza per rendersi conto che nell’immaginario collettivo è ben radicato lo stereotipo che vede i migranti che scappano continuamente, come se non potessero o volessero restare.

Adil con la madre

La scelta di partire non è mai facile per nessuno, ancor di meno per chi è costretto  ad abbandonare la propria terra per fuggire da aree di guerra o da paesi governati da regimi repressivi. Per non parlare delle difficoltà che si incontrano dopo l’arrivo nel paese di destinazione: la discriminazione e il razzismo quotidiani, la disillusione rispetto alle speranze, il sentimento di inadeguatezza e di abbandono.

Intanto Adil, come tanti altri giovani migranti che hanno vissuto da sempre in Italia, lotta da anni per ottenere la cittadinanza.

Il calendario delle proiezioni speciali di My name is Adil è in continuo aggiornamento al link: http://www.unisonacinema.it/mynameisadil/date-programmate

 

 

 

 

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