Maldive, il Paradiso è blu

Alla scoperta di Ukulhas, l’isola più eco-friendly di tutto l’arcipelago maldiviano, dove è ancora possibile toccare con mano l’integrità della vita musulmana. Qui il blu è assoluto e la luce accecante dell’Equatore riempie gli occhi di incanto. Impossibile non rimanerne affascinati per sempre. Premessa. Non ho i miliardi e non sono una che se la […]

Alla scoperta di Ukulhas, l’isola più eco-friendly di tutto l’arcipelago maldiviano, dove è ancora possibile toccare con mano l’integrità della vita musulmana. Qui il blu è assoluto e la luce accecante dell’Equatore riempie gli occhi di incanto. Impossibile non rimanerne affascinati per sempre.

Premessa. Non ho i miliardi e non sono una che se la tira, due delle caratteristiche principali con cui ho sempre, scioccamente, associato il turismo e le Maldive.

Fino a quando non ho deciso di andare in Sri Lanka (articolo qui) non le avevo nemmeno considerate. Ma un giorno la vocina nella testa dice ‘perchè non ci andiamo?’. Un paio di minuti su google e ho scoperto che, yes, anche con pochi quattrini e senza mega resort si può.
Facile dire Maldive, poi scopri che ci sono 1192 isole! Quale scegli? Andiamo per ordine. Intanto sono uno stato mussulmano dal 1153, indipendenti dal 1965 dal governo britannico, e sono costituite da un anello di 26 atolli, a cavallo dell’equatore. Le isole sono di origine corallina, caratteristica che si riflette nelle strepitose, bianchissime, spiagge (e non te la puoi portare a casa quella sabbia, il fragile ecosistema è protetto  per fortuna da leggi severe).  Solo 200  sono abitate (da poco più di 400 mila abitanti, di cui oltre 160 mila nella sola capitale Male) e 100 sono adibite ad island-resort. Ovvero l’isola è costituita dal solo complesso alberghiero. Direi di evitare. Quindi… dove vado?

Le isole si sono aperte al turismo solo dal 1972 ed è inutile dire che da allora tutto è cambiato. In 50 anni la trasformazione economica è stata costante e velocissima, cambiando questo paradiso terrestre per sempre. Se l’economia prima era principalmente legata al mare e ai prodotti dell’agricoltura, oggi il 65% del suo reddito deriva dal turismo. Con i turisti cambia naturalmente l’architettura oltre che la geografia. Alcune isole sono diventate da disabitate a solo turistiche, altre si stanno aprendo al turismo solo da poco e invece di costruire megaresort offrono sistemazioni in piccoli alberghetti e guest houses offrendo così l’opportunità di vedere con i propri occhi la vera vita dei maldiviani. Che, lo ricordo, hanno una loro moneta, una loro lingua e una loro cultura ben definita. Non sono i lacchè o i camerieri dei turisti. Sono bellissimi, gentili e li ho adorati.

 

 

Molta della barriera corallina è stata danneggiata per costruire porti d’attracco per le barche e oggi ogni isola abitata ha almeno una centrale-torre satellitare-generatore che svetta oltre i verdissimi alberi di cocco e banane per consentire connessioni e social modalità. Il rumore prodotto dai motori è abbastanza fastidioso se ci si trova vicino, ma avrete satellite, televisione e internet come foste a casa vostra. Scordatevi quindi di poter uscire dal mondo e rilassarvi, la mamma via whatsapp vi può raggiungere sempre. Fate una cosa. Switch off e … Godetevela!

Dove sono andata alla fine? A Ukulhas, una piccolissima isola di appena 1 km di lunghezza, larga 220 metri, aperta al turismo dal 2012. Le strade sono di sabbia, quando arrivi ti togli le scarpe e le rimetti solo in aeroporto. E’ un’isola in cui respiri la vera vita maldiviana, c’è una scuola, un ospedale, una moschea che ogni giorno, per tre volte al giorno, diffonde nell’aria le sue preghiere. Le donne, di una bellezza intensa, sono coperte dalla testa ai piedi e fanno il bagno vestite, gli uomini in maglietta e pantaloncini. Solo gli uomini qui lavorano negli hotel, le donne invece si occupano della casa e dei figli. Al massimo fanno le commesse nei pochissimi negozi aperti oppure le trovi a guidare lo scooter, unico mezzo (inutile) di spostamento. I maldiviani sono pigri mi sa. L’unica ragazza senza veli e vestita alla moda europea l’ho incontrata una sera ad un concerto improvvisato da alcuni ragazzi locali nella piccola hall di sabbia di una guesthouse. Due chitarre e due voci profondissime, altro che Sanremo. La ragazza studia all’estero, ecco spiegato tutto.
Ukulhas è anche l’isola più eco-friendly di tutto l’arcipelago, con un sistema di smaltimento rifiuti esemplare. Raccolta differenziata e riciclo. Le altre isole invece fanno gran buchi nel terreno e li usano come discarica. Infine, cosa che pensavo potesse pesarmi, ad Ukulhas non esiste l’alcol. Avete capito bene, nè birretta al tramonto, nè vino bianco, nè rosso a cena, nè whisky in spiaggia alle 2 di notte dopo il bagno. Nada de nada. La religione lo proibisce. Se vuoi bere vai nei resort. Pensavo fosse difficile rinunciare, invece è stato semplicissimo. Se non c’è, non ti interessa.

Ma il Paradiso senza alcol… è lo stesso Paradiso? Sì.  Temperatura costante tra i 26 e i 32 gradi, tra giorno e notte, poca gente sulla spiaggia, mare, mare e ancora mare. Papaia come se piovesse, banane e cocco. Che altro puoi desiderare.

Quello che colpisce di più è naturalmente la luce. Quella luce bianca, impressionante, che ha solo la linea dell’Equatore. L’acqua è blu, cristallina, con tutte le tonalità del celeste che tu possa pensare. Non è taroccata con Photoshop, è così. Come la vedi nelle cartoline. Esiste. L’acqua è calda, alle 7 del mattino sta già a 26 gradi, alle 17 raggiunge i 32, sei in una spa all’aperto. E non vorresti più uscirne. Ti nutri di prana, davvero. Potresti non mangiare più. Ora capisco i respirariani.

Naturalmente quello che vedi sopra è solo la superficie, poi entri nel mare. Come entrare in un acquario. Non sai dove girare la testa, guarda lì e guarda qui ti urli da solo dentro la testa e ogni volta che ti immergi scopri pesci nuovi, storie tra di loro, corteggiamenti e liti, l’ora del pranzo e l’ora del tè, a volte uno ti fissa e ha più paura di te, sono grandissimi e sono piccolissimi, con tutti i colori che non hai immaginato mai. A poca distanza dal tuo corpo che si ustiona schiena e gambe (lo snorkeling è meraviglioso, ma attenzione! andare protetti è il minimo) ti passa uno squaletto, sarà un metro e ti dicono che non fa nulla ma la paura resta e la sensazione di pericolo è forte. Passano a trovarti anche razze, tartarughe e mante, ti emozioni come un bambino nel paese dei balocchi.

E’ vero, ho visto dell’acqua meravigliosa anche in altri luoghi, a Lampedusa (isola dei conigli), in Sardegna, a Favignana, in Thailandia (Koh Tao e Koh Nang Yuan), alle Tremiti, in Messico e in Grecia, ma. Ma le Maldive hanno quella luce, quel riflesso, quell’accecante sensazione di essere ed entrare in un portale fuori dal tempo. Ed è solo lì. Mi hanno parlato del mal d’Africa. Forse lo proverò. Per ora ho il mal di Maldive e non passa.

(Foto: Francesca Giorgi)

Autore dell'articolo: Elena Dal Forno

Elena è giornalista dal 1994. Si occupa di vita in generale, cinema, arte, tennis, cucina vegana. Quando non è al cinema è in viaggio. Spesso la cosa coincide.