“L’uomo nero” di Brunori Sas contro le piccole e grandi derive xenofobe degli ultimi anni

La canzone vuole sradicare un’idea, l’idea aberrante del ‘noi contro loro" che, essendo diversi da noi, fanno paura, sono una minaccia da tenere a distanza, da cui difendersi, possibilmente da eliminare

La questione relativa ai diritti umani è diventata di straordinaria importanza, soprattutto in un momento in cui la democrazia è stata ridotta a un significato puramente formale e funzionale ad atteggiamenti di tipo autoritari. Che sia la post-democrazia che sia la post-verità o quant’altro, poco importa quando a rischio sono i ‘diritti umani’, essendo questi una questione di comportamenti, di regole, ma anche, e forse ancora prima, di clima.

“E il clima di oggi è pessimo”, fa notare Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia che in collaborazione con l’associazione culturale Voci per la Libertà dal 2003 premiano il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel corso dell’anno precedente. Quest’anno è toccato a Brunori Sas con una canzone sull’intolleranza. “Perché per creare antidoti al veleno che contamina la nostra vita, si ha bisogno di cercare alleati anche nel mondo dell’arte e della canzone”, aggiunge Marchesi.

 

«Mai come oggi, “L’uomo nero” assume un significato speciale per me», ha raccontato Dario Brunori, «Nello spettacolo teatrale che sto portando in giro, è il pezzo che più mi emoziona cantare, un’emozione e una tensione che avverto forte anche nelle persone che ho di fronte ogni sera. Eppure all’epoca ho avuto difficoltà ad affrontarlo perché, visto il tema, era facile cadere nella retorica anacronistica del cantautore militante, in un’invettiva scontata contro il dilagare di nuove forme di intolleranza, contro le piccole e grandi derive xenofobe degli ultimi anni. In realtà non mi interessava tanto parlare del fenomeno in sé, quanto del fenomeno in me, come diceva qualcuno. Il fuoco del pezzo sta tutto nell’ultimo verso: ‘Io che sorseggio l’ennesimo amaro, seduto a un tavolo sui Navigli, pensando in fondo va tutto bene, mi basta solo non fare figli… e invece no’. Come in altri pezzi dell’ultimo album, traccio la condizione di un uomo che si chiede cosa è giusto fare di fronte a un’apparente involuzione dell’essere umano, al ritorno di fiamma di visioni ideologiche e morali che ci piacerebbe pensare morte e sepolte. C’è una buona dose di amarezza verso il mondo intorno, ma anche la denuncia allo specchio di quell’approccio ignavo che troppo spesso tende a non occuparsi concretamente di ciò che accade fuori dal proprio cortile, a ignorare certi fenomeni, a ridicolizzarli o a non dargli eccessivo peso. Si tratta di un terreno scivoloso, ne sono consapevole, ma spero di essere rimasto in piedi e questo riconoscimento, in qualche modo, me ne dà conferma».

In lizza per il Premio c’erano anche: “L’uomo che premette” di Caparezza, “Deserto” di Clementino, “Gli anni del silenzio” dei Decibel, “Ora d’aria” di Ghali, “Affermativo” di Jovanotti, “Stelle marine” delle Luci della centrale elettrica, “Socialismo tropicale” dello Stato Sociale, “Vietato morire” di Ermal Meta, “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane.

La premiazione sarà a Rosolina Mare (Rovigo) domenica 22 luglio, nel corso della serata finale della 21a edizione di Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty, festival che si terrà dal 19 al 22 luglio e ospiterà anche le finali della sezione emergenti del Premio Amnesty, il cui bando rimane aperto fino al 30 aprile sul sito www.vociperlaliberta.it . Sul sito è intanto in corso il voto del pubblico per il Premio Web Social.

Autore dell'articolo: Monica Straniero